Scuola pubblica e scuola privata, su cosa siamo d'accordo?

Questa è la posizione liberale, superficialmente non sembra avere tutti i torti, ma quanto realmente è possibile mitigare eventuali disegualianze economiche? Pirati! Quali sono le vostre opinioni in merito?

Posto che la libertà di scelta è garantita dalla costituzione io personalmente sono contrario al finanziamento pubblico delle scuole private, voucher o meno. Non sono certo uno statalista ma tra le offerte minime dello Stato, oltre ad una sanità pubblica non può non esserci una scuola pubblica di buon livello. Certo che la scuola pubblica dovrà essere sottoposta ad una riforma sostanziale, sia per evitare sprechi sia per metterla all’altezza dei tempi che cambiano… Del resto nei paesi in cui il modello privato è prevalente la scuola pubblica palesa un’arretratezza impressionante.

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I bambini non hanno libertà di scelta. Sono troppo piccoli per scegliere. Sono i genitori ad avere i soldi o il network giusto per poterli mandare in scuole privilegiate, e di conseguenza soldi e potere passano di generazione in generazione.

Ho conosciuto una ragazza che attraverso una borsa di studio ha potuto partecipare ad una scuola d’elite inglese. Quando entrava in conversazione con i scolari, appena loro scoprivano che non era una di loro ma solo una tipa che aveva vinto una borsa di studio, se ne andavano senza neanche dire ciao. Zero ma proprio zero rispetto per le persone che non fanno parte delle elite. E quella è una delle scuole dove, per tradizione o non si sa quale principio, una volta adulti si va direttamente ai bottoni del potere… a diventare i futuri CEO e ministri del paese.

Se vogliamo che ci sia una vera giustizia nelle probabilità di arrivare al potere in un paese, le scuole private non sono d’aiuto. Le scuole dovrebbero essere tutte eccellenti. Tutte!

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A me pare che il vero problema dell’introdurre la competizione nelle scuole sia il metodo con il quale valutare le loro prestazioni: di quelli di cui sono a conoscenza (principalmente secondo le esperienze statunitensi e britanniche), il risultato è stato una forte distorsione nei valori quantitativi come i voti e una generale degradazione o stagnazione della qualità dell’insegnamento che ha mutato obbiettivo (dal fornire a tutti una educazione adeguata al far sì che tutti eccelgano secondo dei criteri stabiliti a priori). Quali sono le soluzioni proposte sul fronte americano?

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Francamente mi pare che l’autore ignori (una parte consistente del)la realtà. Chiariamoci: le critiche che fa alla scuola pubblica (niente incentivi ai docenti migliori, metodi didattici fermi a decenni fa etc.) sono condivisibili. Ma le virtù della scuola privata, per come le descrive, in teoria non fanno una piega, ma in pratica -soprattutto in Italia- è un disastro. Il cuore del problema IMHO è questo:

nella scuola paritaria l’alunno porta soldi, ergo la scuola ha tutto l’interesse a trattarlo bene

Vero. Il problema è che “trattarlo bene” per i genitori significa “dargli voti alti”, anche se non è capace di fare 2+2. Non credo sia solo un luogo comune: ormai girando in città capita di vedere cartelloni come questo (c’è anche il sito):

Il dramma è che ormai anche le scuole pubbliche stanno andando in questa direzione: del resto, se in una scuola non ci sono abbastanza iscritti c’è il rischio di chiusura. E i presidi ormai incitano esplicitamente gli insegnanti ad essere “di manica larga” coi voti per tener buoni i genitori, che sempre più spesso sono dei subumani che vanno pure a malmenare i docenti, se solo s’azzardano a rimbrottare gli amati pargoli.

Concordo sul fatto la scuola pubblica attuale abbia molti difetti e non sia minimamente al passo coi tempi, ma la soluzione non è sicuramente da trovarsi nelle scuole private. Serve una riforma che cambi completamente il sistema scolastico italiano, la sua amministrazione, la gestione delle strutture. A livello specifico le cose da cambiare sono tantissime, per rimanere nel macroscopico le essenziali: -Sono la visione che si vuole intendere per “Istruzione”, eliminando il più possibile le forme di insegnamento che rischiano di far calare l’interesse per le materie o che puntino sul nozionismo piuttosto che alla capacità di ragionamento e di critica. -Strutture adeguate, attrezzature adeguate, sicurezza. E magari cercando di riflettere quella che sarà un ipotetica politica energitica e dei consumi (es. sostenibilità energetica, utilizzo plastica…) -Rimanere al passo col mondo del lavoro (per università e istituti professionali)

penso che ci si possa prendere spunto

Beh questo però è solo un esempio portato tra l’altro da una conoscente, quindi c’è il rischio del “telefono senza fili”. Non si può generalizzare.