Lo Stato incentivi i modelli d'impresa Open, non i brevetti

Come riportato da diversi organi di stampa, è in dirittura d’arrivo il cosiddetto Patent Box, ossia uno sgravio fiscale per "“brevetti, marchi, software protetto da copyright, disegni e modelli giuridicamente tutelati”.

Ecco, credo che come PP dovremmo considerare l’idea di inserire nel programma una proposta diversa, a riguardo. Negli ultimi anni si stanno moltiplicando i casi di “Open source businness model” (qui e qui un po’ di materiale informativo), ossia imprese (per ora pricipalmente nel settore hardware e software) che rinunciano al brevetto e rilasciano online codici, schemi e insomma tutte le info necessare a far sì che l’utente possa ricreare autonomamente quel prodotto. Il caso più noto è quello di Arduino, ma la tendenza è in crescita.

Il punto è che secondo me lo Stato dovrebbe incentivare questo modo di fare impresa, anziché quello tradizionale basato appunto su brevetti etc. Chi rilascia pubblicamente i codici e gli schemi in pratica crea la propria stessa concorrenza, perché dà ad altri la possibilità di mettersi a creare e commercializzare lo stesso prodotto (o almeno, questa è la teoria. In pratica ciò che stiamo vedendo -rimandendo nell’esempio di Arduino- è che nascono molti fork, più che “cloni”). Ad ogni modo, il sostegno dello Stato si configurerebbe come una specie di “indennizzo”, o almeno come riconoscimento del valore aggiunto che il modello libero genera. In pratica, cioé, l’azienda che sceglie l’Open crea posti di lavoro. Si obietterà che anche i brevetti e il copyright possono creare posti di lavoro, perché permettono ad un’azienda di prosperare e -di conseguenza- assumere più gente. Ora, al di là del fatto che per come funziona oggi l’economia stiamo vedendo che è molto più conveniente la speculazione finanziaria rispetto all’espansione tradizionale, credo sia difficilmente negabile che le licenze libere creino più posti di lavoro rispetto a copyright e brevetti. Prendiamo la stampa 3D: dal progetto RepRap sono nate nel mondo centinaia di aziende; alcune sono grandi (a livello di personale intendo), altre medie e altre piccole, ma di certo molti di quelli che oggi ci lavorano farebbero altro, se una sola azienda avesse detenuto un unico brevetto (per inciso: il brevetto c’era, sulla tecnologia FDM. E’ scaduto nel 2005, stesso anno in cui fu lanciato progetto RepRap).

C’è poi ovviamente il tema che una scelta di questo tipo aumenta la possibilità di accesso alla tecnologia da parte della popolazione. In parte perché la suddetta concorrenza abbassa il costo del prodotto, e ovviamente perché (potenzialmente) chiunque può riprodurre a casa propria il prodotto stesso.

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Vorrei aggiungere una considerazione sullo Stato che è presente nel manifesto della Free Software Foundation. Molti programmi di diffuso utilizzo: sistema operativo, editor immagini, editor documenti (office), editor e player audio, ecc. Potrebbero essere finanziati dallo Stato, i cittadini sosterrebbero un costo bassissimo per pagare i programmatori e gli esperti che ci lavorano. Quindi il lavoro sarebbe pagato, ma il software verrebbe rilasciato con una licenza libera. Questo naturalmente fa venir meno il mercato di questi software piú diffusi. In tal caso, un intervento strategico dello Stato può diminuire i posti di lavoro o addirittura rendere superflui certi mercati, però il problema è del nostro modello di economia che è in attrito con la massimizzazione delle risorse e insegue piuttosto la massimizzazione dei profitti.