I Want My Money Back

Vuoi saperla tutta? A me, personalmente, basterebbe accedere a quella. E non vi potrò accedere perché sono stata costretta a licenziarmi per poter sostituire lo Stato Italiano nell’assistenza continua di mio figlio, che lo Stato non gli avrebbe mai erogato nella misura in cui necessitava. Quindi che almeno mi restituiscano i soldi che mi ha obbligato a versare in comode rade mensili.

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Anche io vorrei accedere alla pensione quando ne avrò i requisiti ma so che, per tale anno, l’Italia se continua così sarà fallita.

Anche io vorrei non poter pagare i contributi perchè ho dietro di me una conoscenza economica che mi permetterebbe di investirli e di averli al momento dell’uscita dal posto di lavoro, ma questo discorso, purtroppo, non vale per tutti.

Come ho fatto notare prima, alla prima lettura veloce del bilancio INPS, ho notato che vi sono esclusivamente 40 miliardi di euro disponibili da distribuire (nella migliore delle ipotesi), senza intaccare il bilancio statale (per il quale, se si vuole aggiungere maggiori oneri, è necessario trovare adeguata copertura).

Purtroppo riavere indietro i contributi pagati è utopico, non ci sono soldi per realizzarlo nemmeno se si vendesse tutto il patrimonio immobiliare statale al 100% del suo valore. E’ giusto ipotizzare una possibile restituzione, ma tale restituzione poi si scontra con la realtà dura e cruda dei fatti.

intanto sto cominciando a studiare, nel documento che hai postato, le “spese di funzionamento” (leggi carta, carta e carta) chela sola INPS prevede nel suo Bilancio…ti rendi conto che la stessa notizia l’INPS te la da due volte: una per mail o SMS ed una per carta.

Perchè?

E perché poi te la richiede indietro, la carta, quando vai allo sportello?

Ah e ci vogliamo mettere anche le spese immobiliari per le scrivanie destinate ai burocrati che producono carta?

Hai enunciato praticamente lo stesso principio che vorrei evitare, come ho scritto nell’altra proposta “come evitare l’oblio fiscale”. Non posso che darti ragione su questo. Se si eliminasse l’invio della carta (magari inviando tutti tramite PEC, ma posso esserci altre soluzioni più efficaci che al momento non mi vengono in mente), questo imporrebbe gli uffici ad inviarti il tutto digitalizzato quindi la persona che avrai di fronte deve avere la possibilità di accedere a tale notizia. Vi sono ovvi motivi per i quali questa cosa può degenerare in possibili abusi da parte dell’INPS (e dell’intera PA), però questo è un partito di pirati, sono ben fiducioso che si può trovare metodi per evitare, o quantomeno ridurre al minimo, tali abusi. Per evitare, però, troppo OT, non vorrei parlarne oltre in questo post.

Grazie, ad ora sei l’unica che l’abbia letto a quanto pare. Per questo motivo, se hai qualche dubbio se vi sono cose che non capisci, chiedi pure (magari in PM sennò poi verrebbe questo post verrebbe un papiro sull’analisi di bilancio dell’INPS), sono felicissimo di rispondere sotto questi aspetti. Chi si impegna, chi vuole capire aspetti non chiari è sempre il ben accetto a discutere con me. Chi vuole solamente avere ragione a prescindere, beh, un po’ meno, specialmente quando si hanno i dati alla mano.

Piccolo appunto, nelle spese di funzionamento non c’è, purtroppo, solo la carta. In tale categoria ci rientrano molti costi, tipo i contratti di locazione, manutenzione, pulizia, vigilanza, nonchè, appunto, forniture di materiale di consumo (e qui rientra la carta).

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Grazie @mic per la tua valutazione politica. Grazie @paz per tutta quella roba che hai scritto. Ricordami che potrebbe andare bene, anche per una relazione di accompagnamento. Mettila da parte per quando servirà, tra 1, 5, 10 o 15 anni. Ottimo il riferimento allo schema Ponzi. Atteggiamento pirata! Una volta bisognava superare l’obiezione dell’indissolubilità del vincolo matrimoniale. Oggi l’indissolubilità del vincolo Inps.

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A me sai cosa ricorda tutto questo? I tentativi pietosi del governo italiano di difendersi in sede CEDU su quella che poi diventò la sentenza Torreggiani: «se paghiamo tutti i danni per l’ingiusta detenzione allora lo stato finirà fallito». Non si comprende, credo, che le strade del diritto sono differenti da quelle della sostenibilità economica di un sistema balordo. Certo il problema è veder riconosciuto il diritto, che è ciò per cui si lotta. Se il sistema è costituito in modo balordo e gestito in modo balordo, questo non interessa la decisione in punta di diritto, appunto perché esso (diritto) è indipendente dal “sistema”. Non v’è una mediazione possibile, o lo si rispetta oppure no. E se non lo si rispetta, semplicemente, lo si deve rispettare. Ora io non so se v’è del diritto in quello che dice @rasna (sono fin troppo ben disposto a crederlo però, giacché dei miei soldi stiamo parlando) ma se vi fosse, e se fosse riconosciuto, e se fossimo in grado di farlo riconoscere, sinceramente che fine farebbe l’INPS perché non è stata in grado di organizzarsi in modo da interpretare le proprie regole per rispettare un diritto, ecco mi interessa poco, mi interessa che lo stato rispetti il diritto, il proprio diritto (non il mio diritto), quella che essa stessa ha stabilito che sia, e che però si sarà dovuto far dire da una corte. Certo sono ben disposto ad attendere perché lo squilibrio non si trasformi in un rovescio, ma una cosa è chiara se c’è QUEL diritto: I want my money back. Non oggi, non domani, va bene sarà dopodomani, e con gli interessi legali però.

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Sacrosanto.

Quel “dover aspettare” si rende necessario proprio per la sostenibilità economica.

Ma neanche per sogno: “dovere” per nulla. Io che sono (ipoteticamente) portatore di diritto non è che mi metto a preoccuparmi di come e quando il violatore sarà in grado di pagare il suo (eventuale) debito. Io pretendo tutto e subito in sede di giudizio (e anche qualcosa in più), poi dopo, quando avrò riconosciuto e garantito il mio diritto, allora e solo allora, posso mostrarmi magnanimo e attendere. Non è che parto autocensurandomi per paura dell’eventuale bancarotta del violatore. Quando mi sarà riconosciuto il diritto, se il mio interesse è avere i soldi, gli accorderò condizioni per evitare la bancarotta (ma potrei pure avere l’interesse proprio di suscitarla questa bancarotta, ad esempio per motivi politici).

Il tuo diritto di avere uno stato, il diritto ai tuoi figli di avere un futuro decente, viene ben prima del tuo diritto in questione.

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Il mio diritto di subire uno stato, vorrai dire

Punti di vista. Uno stato, seppur minimo, serve.

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Qui la risposta è semplice. Lo Stato ti DEVE dare i soldi:

  • dal momento in cui vai in pensione secondo la normativa vigente al momento del raggiungimento dell’età pensionabile;
  • in comode rate mensili, chiamata, per l’appunto, pensione.

Si sta buttando su una caciara per un diritto al quale già si sa quando ne potrai usufruire.

Così per curiosità, chiedo a tutti, esistono Stati in cui le persone dipendenti possono decidere a quale pensione usufruire oppure tutti sono “vincolati” ad avere l’assicurazione con lo Stato di appartenenza?

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Non ho la possibilità in questi giorni di lavorare alla ricerca della situazione Svedese dove c’è stato un processo simile a quello che si propone qua di attivare ed ha portato ad una regolazione differente della pensione (non una vera e propria facoltà di eliminarla ma la possibilità di scegliere il grado e la modalità di vincolo.) Comunque la Svezia non è l’unica che ha una modalità profondamente differente dalla nostra di valutare la pensione…

Un buon lavoro che andrebbe fatto è quello di comparare i sistemi pensionistici che funzionano meglio in europa…secondo me quello Svedese non è niente male…

Epperò non so quanto c’entra con la proposta di @Rasna perché in effetti, come ha scritto giustamente anche @erdexe l’obbiettivo è stabilire un diritto del cittadino non fornire a chi lo sta violando delle soluzioni o attenuanti…

Bell’articolo ma, non te la prendere, ci faccio con tutti, sono sempre diffidente di natura.

Sono andato a trovare questo file aggiornato al 2012, se è cambiato ulteriormente il sistema pensionistico, sono rimasto indietro: https://ec.europa.eu/employment_social/empl_portal/SSRinEU/Your%20social%20security%20rights%20in%20Sweden_it.pdf. A pagina 20 possiamo trovare il funzionamento del sistema pensionistico. Possiamo vedere che la pensione è gestita così:

  1. 16% del reddito da versare come contributi che andranno a finire nelle casse statali;
  2. 2,5% del reddito da versare come contributi che andranno a finire in un fondo a tua scelta

Del link che hai inserito te, qui ovviamente si parla solo del primo strato. Ricordiamoci che, anche in Italia, il secondo strato della piramide già esiste (ad esempio il fondo Cometa per i metalmeccanici). Il terzo strato è il risparmio privato che in Italia ha una tassazione agevolata sul capital gain, ossia la differenza tra ciò che versi e ciò che riprenderai.

In realtà è molto simile a quello italiano, con l’unica eccezione che loro hanno percentuali più basse di contributi e l’aggiunta di una minima parte di contributi che puoi destinare ad un fondo a tua scelta.

L’unica differenza è che la pensione la si può prendere a partire da 61 anni e che puoi continuare a lavorare come dipendente anche mentre stai percependo la pensione, cosa che non può avvenire in Italia (puoi comunque lavorare come autonomo, ma non come dipendente).

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insò…non sono un’esperta ma il 16% mi sembra una contribuzione obbligatoria parecchio più bassa rispetto alla nostra senza contare che sarebbe interessante andarsi a guardare anche le altre voci di forzato prelievo fiscale su ogni busta paga: metto la mano sul fuoco che saranno di gran lunga inferiori. Inoltre, da ciò che ho visto io, la cosa interessante, oltre al fatto di poter continuare a lavorare anche dopo la pensione (e sti Svedesi, accidenti, ci vedono lungo, lungo lungo!! Hanno capito da parecchio due delle cose più importanti dell’economia futura: 1. che stiamo andando verso una popolazione mondiale longeva e 2. che la competenza acquisita nel tempo è una risorsa umana ben più importante del ricambio generazionale. Uff…se in Italia imparassimo da chi ha la vista lunga…) è che non perdi la possibilità di accedervi se non raggiungi il minimo contributivo, come succederà a me, per esempio ed alle tante persone come me, oltre a chi è giovane e variamente occupato adesso…

Tu stessa hai capito, qualche messaggio sopra, che per fare una proposta di legge seria si rende necessario, a fini di credibilità politica, giustificare dove si troveranno le risorse per attuarla.

Odio ripetermi: pure il voglio i miei soldi indietro, “i want my money back”. Pure io vorrei una liberalizzazione in tal senso. Ma se attuare tutto questo significa mettere sul groppone delle future generazioni 230 miliardi di euro in più all’anno, rinuncio volentieri al mio diritto (anche perché io stesso, per “riscattare” questo mio diritto, probabilmente ne perderei tanti altri: tagli all’istruzione, tagli alla sanità, meno infrastrutture e via dicendo).

Quindi ha estremamente senso.

@Lanta stanotte per conciliare il sonno mi sono letta il bilancio dell’INPS scoprendo che ha, nel suo patrimonio, perfino svariati lingotti d’oro.

Ora io sono la prima a comprendere le tue perplessità, anche perché quando si fa un ricorso per danni è buona regola comprendere se chi citi è capiente (non so se si dice così) o meno. Epperò con la storia che il nostro Stato ha difficoltà economiche guarda caso si va a tagliare soprattutto in diritti per i cittadini, soprattutto chi ha poca rappresentanza, mentre si continuano ad elargire a profusione fondi in maniera ingiustificata a lobbie di varie fatture. Lo so che sembra un discorso grillino, ma non so se hai avuto l’occasione di leggerti fino in fondo le leggi finanziarie approvate, io da qualche anno a questa parte lo faccio e certe voci sono, in tutta sincerità, incomprensibili. Quindi ti chiedo: perché noi cittadini dovremmo essere così responsabili al punto di autocensurarci nella richiesta che vengano rispettati i nostri diritti se dall’altra parte c’è un continuo abuso del mandato istituzionale che abbiamo delegato?

Se tu assumi un ragioniere e ti accorgi che taglia su spese che sono indispensabili per il buon andamento dell’ufficio ed al contempo fa sprechi o…fa la cresta su altro, cosa fai prima di licenziarlo e trovarne un altro (ammesso che si trovi un “ragioniere” differente…) ti autocensuri e ti metti a fare il ragioniere al posto suo?

si @Lanta. Lo confermo: la competenza è capitale umano estremamente produttivo. Vedi quello che sta succedendo negli ospedali: tu preferiresti essere curato da un medico che è andato in pensione o da un medico nemmeno specializzato?

Sicuramente dal secondo. La medicina si evolve nei decenni.