Manifesto maggio 2015 - riformulato rispettando i contenuti

Avvio questa discussione, alternativa all’ultimo lavoro sul manifesto, perché ne devo curare il primo post. Condivido i temi dei Pirati, non voglio stravolgere nulla nella sostanza; però io credo che serva piú carattere e spessore nel manifesto. Prima di passare su LQFB vorrei maturarlo un po’ qui. Sto cercando di integrare elementi anche dal bellissimo lavoro di Mauro Pili, nonché metterci dentro un po’ di storia (passaggi concettuali dalla “pirateria” alla politica). Segue il testo della nuova proposta e alla fine qualche nota esplicativa su certe scelte fatte.

Manifesto del Partito Pirata


Libertà

Pirata è colui che tenta la fortuna con atti di coraggio o in un assalto (dal verbo greco piráomæ). Un pirata è intraprendente, curioso, critico. La libertà è come l’aria per lui: libertà d’azione, di tempo, di condividere o rifiutare l’etica di altri gruppi. Cammina al confine delle regole, desidera comprenderne le ragioni ed esplorare nuove possibilità. Se trova un modo interessante di andare oltre i limiti, porta altri con lui.

È inevitabile servirsi di regole, ma in mano ad un sistema di potere corrotto, o anche solo oligarchico, cosí come la storia ne fornisce innumerevoli esempi, le regole diventano oscure, squilibrate, oppressive. In tutto il mondo, i pirati si ribellano spontaneamente agli abusi di potere e alle ottuse limitazioni. La ribellione che aggredisce il sistema è il fenomeno umano piú scontato e improduttivo, ma la disobbedienza creativa e la tenacia di un pirata possono tradursi in conquiste per l’intera società. Il limite della libertà, pur avendo confini sfumati, è dato dal rispetto degli umani, dei beni comuni e dell’ambiente.

Democrazia

Spiriti cosí autonomi possono gradire l’anarchia, ma la vita richiede anche accordi e impegni collettivi, specialmente oggi a causa delle urgenze ambientali. Se tutti vogliono essere protagonisti, la conseguenza è un’attenta forma di democrazia. Nella “Storia generale dei pirati”, testo apparso nel 1724 col nome del capitano Charles Johnson e rivolto a tempi in cui le monarchie erano predominanti, si racconta che nelle navi pirata era necessaria una democrazia autentica e inclusiva. Il capitano veniva eletto da tutto l’equipaggio tra uno di loro, secondo il principio “un pirata, un voto”. Si poteva discutere di tutto coinvolgendo tutti, si obbediva al capitano, ma lo si poteva deporre per qualsiasi ragione. Dinamiche simili erano inconcepibili nelle navi militari o mercantili, dominate da una rigida gerarchia di potere.

La nostra società è grande e complessa, ma l’informatica ha reso possibili comunicazioni, interazioni e calcoli, in grado di rivoluzionare la democrazia. La politica è l’ambito in cui i pirati e tutti i cittadini devono darsi regole e rispettarle o riformarle. Con il Partito Pirata intendiamo percorrere la via politica verso una forma di governo seriamente rivolta ai cittadini, servendoci di strumenti aperti e paritari per gestire in modo partecipato beni e spazi comuni. Crediamo nell’inclusione per ridurre le disuguaglianze sociali e il malcontento.

Condivisione

Le tecnologie informatiche hanno anche rivoluzionato i beni digitalizzabili. Questi diventano pura informazione, cosí si possono replicare senza consumarli e usufruirne in tanti contemporaneamente. Si realizza un’abbondanza illimitata, che entra in grave conflitto con i guadagni, i quali necessitano della scarsità per giustificare i prezzi. Il copyright è lo strumento in mano a potenti multinazionali, che anela ad un controllo oppressivo, pretende una durata ingiustificabile, permette guadagni sproporzionati e pene altrettanto sproporzionate in caso di violazione. I potenti hanno scelto il profitto, ma molti pirati e tanti lungimiranti cittadini sentono la necessità di una nuova economia.

Noi non siamo solo fruitori, tanto meno “consumatori”, ma anche creatori. Occorre tutelare il diritto alla modifica, che porta a nuove opere, culturalmente ricche o divertenti, e il diritto di condividere le opere derivate per incoraggiare la libera iniziativa e l’inventiva umana. È possibile introdurre questi diritti insieme alla tutela del guadagno degli autori, per altro mortificati dagli stessi potenti intermediari che si prendono il compenso maggiore su un lavoro altrui. Noi crediamo nell’elaborazione continua delle opere verso un mondo migliore.

Conoscenza

La condivisione di musica, film, giochi, libri, come privatamente è sempre avvenuta tra amici, il cui orizzonte è stato inaspettatamente ampliato dalla tecnologia, diventa una straordinaria potenzialità di sviluppo umano se consideriamo pubblicazioni scientifiche, enciclopedie, documentari, videolezioni, foto di siti archeologici e monumenti, virtualizzazione di musei e ancora, il patrimonio genetico delle specie naturali ed ibride, il codice sorgente dei programmi, il brevetto delle invenzioni e dei farmaci e altro ancora. Tutelati i giusti compensi, la conoscenza deve diventare di pubblico dominio. Cosí, poniamo le migliori basi per le nuove conoscenze, in un circolo virtuoso che si autoalimenta.

È avvilente competere attraverso artificiose “proprietà di idee”, sapendo che l’apertura e la condivisione alimenterebbero uno spirito di cooperazione di cui il pianeta e i suoi abitanti ne hanno profondamente bisogno. I settori del mercato coinvolti in questa rivoluzione vanno ridimensionati, perché il guadagno di pochi non giustifica la sottrazione alla collettività di straordinarie potenzialità culturali e scientifiche. Inoltre, l’umanità ha il dovere di trasmettere gratuitamente alle nuove generazioni la varietà delle culture umane. Il confronto aiuta a superare l’egocentrismo delle proprie posizioni e a maturare culture sempre piú consapevoli e adatte alla nostra specie. Una comunità che trascura questi doveri, è solo una massa confusa capeggiata da qualche prepotente. Noi vogliamo conoscere e condividere.

Trasparenza

Il settore pubblico si deve aprire ad una trasparenza totale. Il modello di sviluppo dominante sta logorando le risorse ambientali; potrebbero emergere nuove scarsità, che saranno sfruttate da chi ha maggior potere finanziario, in vista di nuovi profitti. Noi vogliamo affrontare le emergenze umane e ambientali nell’interesse comune. La gestione collettiva delle risorse fondamentali non danneggia la libertà d’iniziativa; anzi, è la preoccupazione dei bisogni primari, da soddisfare entrando nella logica del mercato, quasi come l’unica possibile, che deprime l’evoluzione umana sottraendo tempo libero, energie e forzando ogni attività in funzione del denaro.

La trasparenza tutela lo Stato dalla corruzione e permette di intervenire coscientemente sulle dinamiche della finanza e del mercato. Lo Stato deve facilitare l’accesso a tutti i documenti di pubblico interesse; far partecipare i cittadini nella destinazione dei finanziamenti e nella scelta delle imposte fiscali; pubblicare bilanci dettagliati degli enti statali che offrono servizi alla collettività. Il meccanismo del debito e la speculazione finanziaria hanno alimentano uno squilibrio della ricchezza esasperato e crudele. Noi tutti dobbiamo mantenere una salda posizione in vista di una riforma radicale della finanza e dell’economia. È necessario ridistribuire la ricchezza, mitigare monopolii di fatto e rivedere trattati commerciali nazionali ed internazionali, recuperando solidarietà sociale. Lo Stato deve diventare un libro aperto affinché ciò sia possibile.

Riservatezza

Sono nati molti servizi gratuiti per la ricerca, la posta elettronica, l’agenda e i contatti, le chat, la creazione di profili per presentarci in svariati ambiti (informale, lavorativo, ludico…), la condivisione di foto, video, documenti, ecc. L’altra faccia della medaglia è che tutti questi dati vengono venduti in forma aggregata a chi desidera fare indagini di mercato; vengono utilizzati per sondare le nuove tendenze di massa; esistono accordi tra aziende e governi per accedere ad ogni informazione sensibile. Infine, al di là di quanto è scritto su carta, non possiamo mai sapere quale sarà l’effettivo uso di cosí tanti dati, che sarebbero stati il “sogno” dei passati totalitarismi.

I lunghi contratti che gli utenti accettano, iniziando ad utilizzare i piú disparati servizi, sono spesso sproporzionati nel concedere privilegi alle aziende (utilizzo dei contenuti, anche a scopo commerciale, implicita applicazione di licenze indesiderate, ecc.) e a scaricare responsabilità sugli utenti. Inoltre, non esiste piú la corrispondenza segreta nei sopra menzionati servizi, tutelata solo teoricamente dalla Costituzione, con il rischio di dare in mano, a pochi potenti, informazioni dal potere predittivo sulle masse e facilitarne la manipolazione. Occorre riconquistare certe tutele sui contenuti e sulle comunicazioni e saranno le stesse tecnologie informatiche, se ben usate, a tutelarci.

Con questi intenti andiamo all’arrembaggio della politica e avremo tutti da guadagnarci in libertà, democrazia, condivisione, conoscenze, trasparenza e riservatezza. Saliamo a bordo!


NOTE ESPLICATIVE

  • Il primo punto “Libertà” deve incarnare l’identità pirata, naturalmente è un’identità variegata, ma qualcosa in comune c’è e va trasmesso. È un momento in cui altri pirati si possono riconoscere come tali ed essere attratti dal manifesto.

  • Dopo aver raccontato lo spirito pirata, qualche tendenza anarchica uno se la immagina, ma proprio questa “allergia” ai capi, quando diventa necessario prendere un accordo, si tramuta in una forma di democrazia molto equa e attenta. Questo deve essere il secondo punto, in cui parlo anche degli strumenti della democrazia.

  • Nel manifesto mi riferisco a tre gruppi di persone: (a) i pirati, (b) noi del partito pirata, © i cittadini. Nel parlare dei vari gruppi ho fatto questa scelta: (a) quando parlo di “pirata / pirati” dico “egli / essi” (semplicemente suona meglio, tutto il primo pezzo convertendolo a ‘noi’ diventerebbe peggiore e poi il partito pirata non è “tutti i pirati”); (b) quando parlo del partito pirata e di cosa farà allora dico “noi”; © quando parlo dei cittadini dico “essi”. Infatti, faccio questa attenzione generale: bisogna riflettere la realtà che dei tanti pirati che esistono (essi), una parte di questi si sono attivati in politica (noi) per aiutare i cittadini (essi) a risolvere i gravi problemi in cui siamo. Ecco come ho usato i pronomi.

Notizia - 7 giugno 2016 - l’Assemblea Pubblica ha gradito per il 62% la formulazione del nuovo manifesto, ma la proposta non è passata perché serve una percentuale ancora più alta. Continuo a credere che sia meglio adottarlo questo scritto e sono sempre aperto a miglioramenti. Proverò a riproporlo quando (semmai) saremo più numerosi su LQFB.

Dimostrazione di aver rispettato il contenuto originario

Per scrupolo e chiarezza, metto in evidenza che questa proposta di manifesto alla data 1° febbraio 2016, pur senza un paragrafo dedicato alla privacy, include interamente tutto quanto espresso dall’attuale manifesto (approvato il 28 maggio 2015). Di seguito, cito le frasi attuali e riporto i punti in cui sono riformulate conservando il contenuto originario (ho inserito anche qualche commento esplicativo in corsivo):

Preambolo

In un contesto in cui rispondere alle sfide sociali ed ambientali e combattere le diseguaglianze diventa sempre più urgente, è necessario organizzarsi e stabilire una linea d’azione condivisa.

  • […] la vita richiede anche accordi e impegni collettivi, specialmente oggi a causa delle urgenze ambientali. Se tutti vogliono essere protagonisti, la conseguenza è un’attenta forma di democrazia.

La necessità di una linea d’azione condivisa preferisco farla seguire maggiormente dalla necessità stessa di darsi delle regole e dalla voglia di partecipazione dei pirati che ho esposto al primo punto (Libertà), ma ho rimarcato comunque le urgenze ambientali.

Prima che le nuove forme di economia e produzione distribuite vengano assorbite e distorte, generando solamente nuove forme di sfruttamento. Prima che le emergenze ambientali vengano sfruttate da pochi invece che essere affrontate nell’interesse comune. Vogliamo gestire collettivamente le risorse, senza rinunciare alla libera iniziativa e senza continuare a sperare che vivere in competizione gli uni contro gli altri possa portare beneficio anche all’intera società.

  • Il modello di sviluppo dominante sta logorando le risorse ambientali; potrebbero emergere nuove scarsità, che saranno sfruttate da chi ha maggior potere finanziario, in vista di nuovi profitti. Noi vogliamo affrontare le emergenze umane e ambientali nell’interesse comune. La gestione collettiva delle risorse fondamentali, non danneggia la libertà d’iniziativa; anzi, è la preoccupazione dei bisogni primari [il problema alla libertà] […]

Riguardo alla critica alla competizione, pur essendo in un altro punto (Conoscenza), c’è anche questa importante frase:

  • È avvilente competere attraverso artificiose “proprietà di idee”, sapendo che l’apertura e la condivisione alimenterebbero uno spirito di cooperazione di cui il pianeta e i suoi abitanti ne hanno profondamente bisogno.

Vogliamo dare spazio all’individualità ed alla creatività, senza che questo significhi egoismo miope.

Perché dovrebbe comportare egoismo? Probabilmente si pensava alla libertà individuale e lo spirito di impresa sbandierati dal libero mercato, il quale sfocia in un miope egoismo. Però, non si può dar per scontato tutto questo… Questi concetti sono presenti, ma in punti separati.

  • [Diritto alla modifica e alla condivisione] per incoraggiare la libera iniziativa e l’inventiva umana.
  • […] la logica del mercato, quasi come l’unica possibile, che deprime l’evoluzione umana, sottraendoci tempo libero, energie e forzando ogni attività in funzione del denaro.
  • [Sul conflitto profitto e condivisione] molti pirati e tanti sensibili umani sentono la necessità di una nuova economia.

Vogliamo liberare la conoscenza, condividerla, elaborarla e poi condividerla ancora per un’evoluzione continua verso un mondo migliore. […] Liberiamo la conoscenza!

  • […] la conoscenza deve diventare di pubblico dominio. Cosí incentiviamo le nuove conoscenze e l’innovazione in un circolo virtuoso che si autoalimenta. […] Noi vogliamo conoscere e condividere.

Conoscenza

Agire in modo informato ed in trasparenza consentirà alla collettività di raggiungere risultati superiori a quanto non sia possibile fare agendo secondo una logica di egoismo ed individualismo.

Questa frase è un po’ contorta. Maggior cultura alle persone? Ok, c’è. La trasparenza riguarda certamente il settore pubblico. C’è un po’ di fusione (o una non ben definita distinzione) tra “agire privato” e “agire collettivo”: si capisce lo stesso, però esprimerei meglio tutta la faccenda. Infine, c’è una quasi implicita critica all’affidare tutto al mercato.

  • [Un pirata riguardo le regole] desidera comprenderne le ragioni ed esplorare nuove possibilità.
  • L’umanità ha il dovere di trasmettere gratuitamente alle nuove generazioni la varietà delle culture umane.
  • […] il guadagno di pochi non giustifica la sottrazione alla collettività di straordinarie potenzialità culturali e scientifiche.
  • La trasparenza tutela lo Stato dalla corruzione e permette di intervenire coscientemente sulle dinamiche del mercato e della finanza. Lo Stato deve facilitare l’accesso a tutti i documenti di pubblico interesse […]

Per questo liberare la conoscenza è un obiettivo centrale, da perseguire tramite l’istruzione, la libertà di informazione e la trasparenza dei meccanismi decisionali della collettività. L’istruzione, l’informazione e più in generale la conoscenza non possono e non devono essere limitate o confinate in logiche privatistiche, pena diseguaglianze ed ingiustizie. La creazione di conoscenza dev’essere coltivata e tutelata, in quanto indispensabile per l’evoluzione culturale e sociale, l’innovazione e la libertà.

I punti appena sopra menzionati, che erano abbastanza estesi, contengono l’importanza di trasmettere una cultura umana e scientifica, ed anche l’importanza della trasparenza (potete rileggerli). Riguardo i meccanismi decisionali riporto queste frasi:

  • […] percorrere la via politica verso una forma di governo seriamente rivolta ai cittadini, servendoci di strumenti aperti e paritari per gestire in modo partecipato beni e spazi comuni.
  • […] far partecipare i cittadini nella destinazione dei finanziamenti e nella scelta delle imposte fiscali
  • Lo Stato deve diventare un libro aperto

Riguardo il non riservare a logiche private l’istruzione e la formazione direi che fa parte del diritto di modifica e condivisione della conoscenza:

  • I cittadini non sono solo fruitori, ma anche creatori. Occorre tutelare il diritto alla modifica, che porta a nuove opere, culturalmente ricche o divertenti, e il diritto di condividerle per incoraggiare la libera iniziativa e l’inventiva umana.
  • […] la conoscenza deve diventare di pubblico dominio. Cosí incentiviamo le nuove conoscenze e l’innovazione in un circolo virtuoso che si autoalimenta.

Condivisione

Intendiamo perseguire e realizzare strutture aperte e paritarie che formino una rete distribuita per la gestione della società e dell’economia.

  • […] l’informatica ha reso possibili comunicazioni, interazioni e calcoli, in grado di rivoluzionare la democrazia […] verso una forma di governo seriamente rivolta ai cittadini, servendoci di strumenti aperti e paritari per gestire in modo partecipato beni e spazi comuni.

Viviamo una realtà in cui tutti siamo al tempo stesso creatori e fruitori, vogliamo che ci sia riconosciuta nei fatti questa condizione, uscendo dalle logiche dello sfruttamento e del consumismo.

  • I cittadini non sono solo fruitori, ma anche creatori. Occorre tutelare il diritto alla modifica, che porta a nuove opere, culturalmente ricche o divertenti, e il diritto di condividerle per incoraggiare la libera iniziativa e l’inventiva umana.

Riguardo le “logiche di sfruttamento” entro meglio nei dettagli quando dico:

  • Il copyright è lo strumento in mano a potenti multinazionali, che anela ad un controllo oppressivo, pretende una durata ingiustificabile, permette guadagni sproporzionati e pene altrettanto sproporzionate in caso di violazione. I potenti hanno scelto il profitto […]

Ricerchiamo il superamento del dualismo tra pubblico e privato, rafforzando la strada della gestione partecipata delle risorse come beni comuni.

Si ribadiscono cose già dette in dettaglio, mi limito a riportare questo punto:

  • […] l’informatica ha reso possibili comunicazioni, interazioni e calcoli, in grado di rivoluzionare la democrazia […] servendoci di strumenti aperti e paritari per gestire in modo partecipato beni e spazi comuni.

Riteniamo che solamente in una società inclusiva, cooperativa e solidale, che consenta di emanciparsi dalla preoccupazione per i bisogni primari, possa svilupparsi e realizzarsi appieno l’individuo.

  • Sosteniamo l’inclusione per ridurre le disuguaglianze sociali e il malcontento.
  • È necessario [una serie di cose sull’economia che portano a recuperare] solidarietà sociale.
  • È avvilente competere attraverso artificiose “proprietà di idee”, sapendo che l’apertura e la condivisione alimenterebbero uno spirito di cooperazione di cui il pianeta e i suoi abitanti ne hanno profondamente bisogno.
  • […] è la preoccupazione dei bisogni primari, da soddisfare entrando nella logica del mercato, quasi come l’unica possibile, che deprime l’evoluzione umana, sottraendoci tempo libero, energie e forzando ogni attività in funzione del denaro.

Le ricchezze non sono sparite: sono mal distribuite e mal gestite. Tocca a noi perseguire una radicale riforma dell’economia che attui una redistribuzione più equa, penalizzando le rendite parassitarie ed immeritate ed i monopòli.

  • Il meccanismo del debito e la speculazione finanziaria hanno alimentano uno squilibrio della ricchezza esasperato e crudele. Noi tutti dobbiamo mantenere una salda posizione in vista di una riforma radicale della finanza e dell’economia. È necessario ridistribuire la ricchezza, mitigare monopòli di fatto e rivedere trattati commerciali nazionali o internazionali, recuperando solidarietà sociale.

Libertà

Le libertà individuali non devono essere limitate se non dalla tutela degli altrui diritti e dei beni comuni.

  • [Un pirata] la libertà è come l’aria per lui: libertà d’azione, di tempo, di condividere o rifiutare l’etica di altri gruppi.
  • Il limite della libertà, pur avendo confini sfumati, è dato dal rispetto degli umani, dei beni comuni e dell’ambiente.

Possiamo ottenere risultati complessivamente migliori collaborando invece di perseguire solamente obiettivi egoistici.

  • […] servendoci di strumenti aperti e paritari per gestire in modo partecipato beni e spazi comuni […] per ridurre le disuguaglianze sociali e il malcontento.
  • È avvilente competere attraverso artificiose “proprietà di idee”, sapendo che l’apertura e la condivisione alimenterebbero uno spirito di cooperazione di cui il pianeta e i suoi abitanti ne hanno profondamente bisogno.

Diventandone consapevoli possiamo educarci all’autolimitazione della libertà individuale ed alla collaborazione e solidarietà, in una società che si ricostruisce in una democrazia partecipativa. Gli individui e la comunità genereranno in questo modo anticorpi contro diseguaglianze ed ingiustizie.

Questa è un’altra frase piuttosto contorta. “Dobbiamo diventare consapevoli che collaborare è meglio che competere, allora possiamo autolimitarci nelle libertà, cosí collaboriamo meglio e realizziamo una democrazia partecipata”. Io credo che questi concetti sono ampiamenti emersi ed in modo molto piú chiaro, nonché piú dettagliato. “Che diminuiscono disuglianze e ingiustizie” è una conseguenza espressa in piú occasioni. La piú esplicita è questa:

  • Sosteniamo l’inclusione per ridurre le disuguaglianze sociali e il malcontento.

La diversità è una risorsa preziosa. La contaminazione genera confronto, conoscenza, idee, innovazione. Le differenze sono il motore del mondo e senza di esse non esiste libertà.

  • […] l’umanità ha il dovere di trasmettere gratuitamente alle nuove generazioni la varietà delle culture umane. Il confronto aiuta a superare l’egocentrismo delle proprie posizioni e ad apprezzare il piacere della diversità, riconoscendone il valore.

OSSERVAZIONI

  • I 4 punti (Preambolo, Conoscenza, Condivisione, Libertà) sono in realtà molto miscelati tra loro, si parla di un po’ di tutto in tutti e 4… La proposta presente in questa discussione è molto piú precisa nel rimanere “sul tema” ad ogni punto. Il punto sulla Trasparenza include anche l’economia.
  • Di privacy non si è parlato minimamente: la cosa è voluta oppure è una dimenticanza?
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Ho migliorato qualche aggettivo, qualche segno di punteggiatura, ma la cosa piú rilevante è il cambiamento di questa frase:

l’umanità ha il dovere di trasmettere gratuitamente alle nuove generazioni la varietà delle culture umane. Il confronto aiuta a superare l’egocentrismo delle proprie posizioni e ad apprezzare il piacere della diversità, riconoscendone il valore.

in questa:

Questa volta la formulazione è molto meno ingenua, non si tratta di “piacere”: il confronto e la conoscenza delle diverse culture serve per rendersi conto di cosa ha funzionato nella storia e cosa no, cosa ha portato sofferenza e cosa no, oltre all’acquisizione di nuovi stili e idee che faticherebbero a sorgere senza il confronto. Inoltre, ho usato il termine “culture” al plurale, perché deve essere chiaro che non vogliamo un’unica cultura mondiale, con l’idea che sia la migliore, semplicemente deve essere sana e idonea alla specie umana e tante possono esserlo. Dunque, ora, si può piú opportunamente concludere:

Come purtroppo spesso è stato nella storia: faraoni, monarchie, dittature… e le classi sociali che hanno principalmente goduto di potere finanziario.

Ho riletto con molta attenzione l’uso corretto delle persone (pirati: essi, partito pirata: noi, cittadini: essi) facendo piú chiarezza nelle note esplicative e correggendo un solo punto nel testo. Una nuova aggiunta di contenuto è questa frase:

In questo modo si mette meglio per esplicito uno dei rischi piú grandi (e meno pensato dai cittadini) nel violare la privacy di tutti e raccogliere i loro dati. Non posso dilungarmi troppo, altrimenti il paragrafo diventa sproporzionato rispetto alla lunghezza degli altri.

Ti dirò, ero scettico sull’utilità di riscrivere il manifesto, ma questo, tra tutti, mi sembra quello più azzeccato. Anche il linguaggio asciutto e diretto mi convince.

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Un appunto: il libro alla fine fu attributo a Daniel Defoe, considerando Johnson un suo pseudonimo.

Ottimo lavoro Silvan, mi piace. Soprattutto il punto Libertà.

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Grazie :wink:

Avevo letto dello pseudonimo, però spiegare le indagini sull’autore avrebbe reso pesante il testo. Anche se c’è un modo piú corretto di esprimersi:

Nella “Storia generale dei pirati”, testo apparso nel 1724 col nome del capitano Charles Johnson e rivolto a tempi in cui le monarchie erano predominanti, si racconta […]

Che è apparso con quel nome è un fatto, cosí argino il problema di “chi è il vero autore”. Correggo, grazie!

Sono felice di sentire questi toni positivi sul testo rielaborato! Un dettaglio solamente: Trovo un po’ inelegante esplicitare fonti esterne in un manifesto. Si può semplicemente trarre la conseguenza e mettere il riferimento in una footnote? In tal caso ci sta anche di spiegare il nome Johnson vs Dafoe in quanto è solo una nota.

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Possiamo anche mettere una nota, però prima ribatto cosí: l’unica fonte esterna menzionata è nella frase:

Nella “Storia generale dei pirati”, testo apparso nel 1724 col nome del capitano Charles Johnson […]

Non vorrei che inserire una nota, in un testo attualmente senza note, crei un senso di “impiccio” maggiore del lasciare questa breve frase. Inoltre, togliere la citazione di quel libro rende piú difficile far seguire il resto, dopo sembrarà un po’ sconnesso. Fatico a riadattare il pezzo senza menzionare libro e data.

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Ho sostituito questa frase:

Intento che può essere anche apprezzabile rispetto ad annunci generici e meno interessanti, con un’altra frase che mette meglio in luce l’aspetto critico:

[i dati che tanti servizi gratuiti raccolgono] vengono utilizzati per sondare le nuove tendenze di massa;

P.S. lynX ha gradito la mia spiegazione sull’evitare di creare una nota per quella fonte (post precedente), quindi penso vada bene cosí.

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