Saggio divulgativo per un sistema finanziario solidale

Quel che avevo iniziato come una lettera da rivolgere ai cittadini e ai politici è diventata piú lunga e complessa. Cosí, ho deciso di utilizzare la forma di un saggio divulgativo, attualmente pubblicamente disponibile a questo indirizzo:

http://sistemafinanziario.droppages.com/

Credo di aver maturato una versione molto valida, ho anche integrato l’avviso di @storno sul fatto che l’IRPEF sui soldi che le aziende ricevono, a seguito della spesa del reddito di esistenza, andava ridimensionato. Inoltre, ho usato la distinzione dei concetti reddito di esistenza (cosí come sostenuto dal PP) e reddito di sopravvivenza (il cui fine è lo stesso del reddito di esistenza, ma non viene dato per il solo fatto di esistere, ma è soggetto a piú rilevanti condizioni). Attenzione che @lynX mi ha indicato di fare.

Il saggio intendo continuare a farlo maturare come opera collettiva, per ora devo (spero) ricevere qualche confronto da alcuni miei contatti. Se il risultato convince e piace può diventare parte del Programma del PP. In ogni caso, sarà sotto licenza Creative Commons.

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semplifico…

criticità dell’economia di mercato: fortemente diseguale e non premia il merito come promette di fare

sistema di economie sostenibili: ci sono già, vanno potenziate perchè ora sono marginali. il punto è come fare a farle dialogare fra loro e dotarle di un motore adeguato.

ambizioso come topic, mi ci butto! :wink:

Mi associo, ambizioso ma bello come progetto.

Sulle criticità dell’economia di mercato:

  • Insostenibilità ambientale: estrattivismo, inquinamento, produzione di rifiuti, etc.
  • Insostenibilità sociale: palese falsità della teoria del [Trickle Down][1], disuguaglianze, tendenza alla finanziarizzazione; creazione di cicliche bolle speculative; disinteresse pressoché totale della dimensione etica (ai fini della crescita del PIL è più virtuoso uno che compra un sacco di cibo sprecandome mezzo, piuttosto che uno che compra solo ciò che consuma e non spreca nulla); tendenza alla nascita di monopòli o posizioni dominanti, che spesso si traducono in influenza anche politica
  • Inapplicabilità ad alcuni ambiti, es. quello della conoscenza: l’economia di mercato si basa sulla legge della domanda e dell’offerta, ergo se c’è una sovrapproduzione di un bene esso si deprezza e garantisce minori guadagni. Viceversa la conoscenza è tanto più utile alla società quanta più ce n’è a giro

In generale penso possa esserti utile questo documento, elaborato da Altraeconomia (così come altri che trovi sul sito del CNMS- Centro nuovo modello di sviluppo)

[1]: https://it.wikipedia.org/wiki/Trickle-down

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Ho letto in modo selettivo il documento. Rientra pienamente nel filone della decrescita e, purtroppo, si limita a indicazioni etiche soprattutto rivolte al consumatore, di cui molte sono troppo impegnative: la maggior parte delle persone non le seguirebbe (autoproduzione, cambio di stile di vita, meno carne, ecc.). Dedica buona parte a riflessioni sull’autonomia, il guaio è che siamo veramente molto dipendenti dal sistema economico, dalla moneta e dai suoi lavori. Deve cambiare il sistema tramite via politica; i consumatori non credo possano farcela; fanno prima a giungere danni ambientali ed altri problemi di malcontento sociale.

Inoltre, si anticipa che la decrescita potrebbe intimorire per una diffusa diminuzione del lavoro, e si risponde che la bonifica ambientale, le riconversioni delle aziende ed altri lavori per la tutela dell’ambiente creerebbero nuovi posti di lavoro. Però, questi non sono lavori che generano compravendite, dovrebbero essere finanziati dallo Stato e lo Stato riceve i soldi dalle imposte sulle compravendite del mercato… Quindi di fatto sarebbe molto difficile finanziare questi lavori nell’attuale sistema finanziario. Ma questo problema non lo si confessa… o forse non lo si è visto nemmeno.

Conclude insistendo su improbabili azioni congiunte di massa (es. dare l’esempio, boicottaggio, ecc.) da parte dei consumatori… non accadrà mai (sono decenni che si scrivono libri e si avviano iniziative, ma la tendenza di massima è un’altra). E comunque non avremmo in mano un sistema economico e finanziario in cui questi comportamenti non sfocino in un collasso economico. Invito a non perdere tempo con quel documento.

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io tralascerei almeno per ora la parte di critica dell’esistente, e mi concentrerei sulla parte più interessante, cioè cosa proporre per il futuro. tanto è evidente a tutti che l’economia di mercato è di mercato appunto, e quindi non sostenibile. per questo gli individui, i gruppi sociali e lo stato già intervengono a correggerla. vediamo cosa proporre, la critica la conosciamo già.

ok spiegaci come. io sono dell’opinione opposta, cioè deve cambiare il sistema tramite via sociale, perchè la politica non ha gli strumenti per farlo, ma discutiamone.

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Piacerebbe anche a me essere già alla parte propositiva, purtroppo devo passare per i problemi e le ingiustizie, perché sono proprio queste, che con i loro difetti, fanno capire l’importanza e la sensatezza dell’alternativa, paradossalmente aiutano a “strutturarla”. Inoltre, anche se può sembrare incredibile ad alcuni, non tutti sono coscienti di certi problemi, molte implicazioni sfuggono, e tanti altri difendono lo status quo per abitudine ed assuefazione, anche se ne sono vittime. Quindi, temo sia piú saggio, anche se noioso, argomentare tutto dalla fase decostruttiva a quella costruttiva.

più che noioso non credo sia questo il nostro compito. decostruire il sistema economico è compito degli economisti, quindi lascerei il lavoro a loro. compito della politica invece è proporre strade nuove, con l’aiuto degli economisti di prima.

insomma chi si vuole fare un ripasso di economia può farsi un giro su wikipedia. al massimo qui direi che possiamo fare qualche citazione.

La politica è “l’amministrazione della città”, tra le tante cose che si amministrano ci sono anche le risorse e i lavori. Amministrare risorse e lavori è esattamente la definizione di economia, tant’è che esiste la politica economica di uno Stato, una regione, un Comune, ecc.

C’è una parte fondamentale dell’economia che non solo nessun politico la dovrebbe ignorare, ma nemmeno i cittadini la dovrebbero ignorare. Infine, non può esserci dialogo tra politici ed economisti, se gli economisti “dettano” (che poi, in realtà, ci si occupa quasi solo di finanza) e i politici eseguono. Per accettare o rifiutare, per dialogare, occorre comprensione da entrambe le parti: la società moderna soffre molto il problema della frammentazione delle responsabilità e dei compiti.

Un’enciclopedia (Wikipedia o altro) può illustrare concetti, definizioni, relazioni, fare un po’ di storia, ma non offre un percorso con una finalità precisa, come quello che sto creando. Io lo ritengo utile e proseguo, l’introduzione è conclusa, la parte decostruttiva è in corso (debito pubblico concluso) e spero di arrivare a quella costruttiva che sarà la piú tosta e potrebbe rianimare la discussione.

non hai capito quello che volevo dire… non puoi costruire una teoria economica con un topic in un forum, perchè ci vorrebbe un libro intero, anzi cento libri. ok ho visto che te la cavi bene, ma il tuo lavoro mi sembra in gran parte fine a se stesso. comunque può sempre servire da stimolo e da spunto.

Speravo di cavarmela con un libretto, comunque il primo post sta diventando molto lungo e mi dispiace per la poca maneggevolezza che si crea (anche se sto dividendo tutto in paragrafi e sezioni per renderlo piú seguibile possibile). Forse dovrei passare ad uno strumento tipo wikibook.

Una volta concluso vorrei diffonderlo nei limiti del possibile e magari consegnarlo ai politici; è anche vero che per ricevere ascolto sarebbe necessario qualche nome importante o una serie di economisti (meno noti, ma laureati) che sottoscrivano le critiche e le possibili soluzioni per dare autorevolezza al documento. Ciò implica il confronto con loro e l’integrazione di suggerimenti, la correzione di eventuali errori, l’aggiunta di ulteriori possibilità, e via dicendo.

P.S. Il titolo non mi piace, ma finché non passo alla parte costruttiva difficilmente me ne verrà in mente uno buono.

veramente le critiche che stai scrivendo sono tutt’altro che nuove, quindi non sono gli economisti a dover sottoscrivere le tue, ma sei tu che stai casomai sottoscrivendo (magari involontariamente) le loro. quindi non si tratta di diffondere le tue tesi, ma quelle di tanti economisti o altri personaggi (o semplici sconosciuti) che le hanno detto prima di te. ripeto, comunque questo topic può servire da spunto.

Sí, molte cose sono state dette (praticamente tutto se si va a cercare), ma volevo raccoglierle in modo organico. Le tesi che sostengo, sarei contento che fossero conosciute e sostenute da un numero ampio di persone. Però, non mi sento l’autore di queste tesi (ho maturato una comprensione a seguito di molte letture, anche contrastanti), in ogni caso, non mi interessa l’attribuzione di alcunché. Vorrei solo un libretto sintetico (per quanto lunghetto sarà meno di un libro), che offra comprensione, metta in luce gli errori e presenti alternative attuabili.

Una volta che c’è un documento, con una forma compiuta, allora l’autorevolezza può riceverla se qualche economista sostiene la bontà dello scritto, solo per un fatto di immagine (dato che la mia non conta niente). Non è che devo convertire eventuali esperti a delle mie singolari tesi: far convergere verso una visione dell’economia condivisa, questo desidero.

Veramente un bel lavoro, almeno finora. Scritto in un linguaggio semplice e chiaro (comprensibile financo all’italiano medio [forse]), e tuttavia puntuale.

Permettimi però di interpretare il ruolo dell’avvocato del diavolo (che comunque credo sia utile) su un paio di affermazioni.

  1. Obiezione al paragrafo “Come si finanzia lo Stato”. Molti ritengono che finanziarsi attraverso il debito sia in realtà assolutamente necessario per trovare i soldi necessari ad assicurare i servizi pubblici; se dipendesse solo dalle entrate fiscali, cioé, gli stati non riuscirebbero a garantire la stessa qualità dei servizi. Esistono dati per dimostrare il contrario?

Mi fa piacere che sia un buon lavoro finora. E fai bene a sollevare quesiti, grazie.

Se le imposte sono sufficienti o meno, dipende dal gettito fiscale e dalla spesa pubblica. Inoltre, se ci sono prospettive di crescita, lo Stato può anche introdurre nuovi soldi, e non si svaluteranno perché crescerà anche il PIL (ovviamente si devono finanziare opere utili al mercato, es. un nuovo collegamento strategico, e non sprecare denaro).

Purtroppo, fare i conti con la situazione attuale è falsato dal fatto che molti soldi devono andare a pagare il debito e gli interessi. Gli sprechi non sono mancati, anche se al tempo stesso hanno introdotto tagli a settori strategici come ospedali e scuole, incentivando degrado e ristrettezze; invece di ridurre pensioni esagerate, diminuire spese militari, revisionare l’effettiva utilità degli attuali impiegati statali nelle tante e varie mansioni che si ritrovano, ed altro.

Sicuramente il primo passo è avere politici e parlamentari competenti, un minimo anche in economia (non dico laureati, ma un corso che ti formi sulle varie vedute (deve essere imparziale) e consenta di fare affermazioni migliori della ripetuta “se non c’era l’euro a quest’ora saremmo come l’Africa” ignorando altri problemi grandi come il pianeta, ci vorrebbe…). Dunque, serve rinnovare il parlamento e dovrebbe farlo un partito che selezioni persone di qualità. Per esempio, il M5S ha colto bene la prima parte (rinnovare), ma temo sia piú lacunoso nella seconda (selezionare competenze).

Una volta che c’è gente idonea (un primo miracolo), allora temo che le imposte fiscali non basteranno a finanziare spesa pubblica e ripagare il debito. Se c’è modo di ritrattare il debito, bloccare gli interessi o ridurli, e prendersi piú tempo, come ha fatto l’Islanda, bene; altrimenti finiremo nella stessa ricetta della Grecia: privatizzare molte opere pubbliche perché non ci saranno soldi a sufficienza per saldare i conti.

Il PIL temo ristagnerà sul suo livello (forse una lieve insignificante crescita), lungo tutto questo periodo di ripagamenti e sforzi per liberarsi dal meccanismo del debito pubblico (sempre che il partito di maggioranza non continui a farne ricorso ed alimentarlo, allungando sempre di piú il tunnel).

Il settore pubblico deve concentrarsi sull’essenziale, perché è come “pieno di sanguisughe” e questo significherà tagliare là dove ha piú senso: sicuro tra le spese militari c’è da levare parecchio, no opere pubbliche onerose e lunghe nel tempo, ecc.; bisognerebbe avere il bilancio dello Stato (che li falsano pure… anche se con l’euro sono stati obbligati a rimettere tutto in chiaro; per il bene dei finanziatori, non per altro…) e capire quanto gettito fiscale arriva dalle varie imposte.

La situazione attuale non sarà (e non è) bella, ma occorre partire da quella per tracciare un binario migliore: rivedere le imposte per prendere piú soldi dove maggiormente si accumulano, porre le premesse per la crescita del PIL (garanzie sul reddito è un primo efficacie passo), gestire la politica economica, ovvero cosa finanziare, in modo lungimirante e strategico: attenzione alla sostenibilità ambientale, valorizzare le competenze e qualità italiane affinché non finisca tutto all’estero (industrie, marchi, ricercatori…) perché cosa resterà qui per ripartire “Dio solo lo sa”… vivremo quasi solo di turismo?

Sicuramente ci sono dei passi da compiere, tutti difficili e ci vorrà molta pazienza. Sempre che scenari come collasso finanziario globale, terrorismo, pesanti problemi climatici o altro, non scombinino ogni genere di piano. Volta per volta occorre capire quanto serve alla spesa pubblica, quanto arriva con le imposte, e che prospettive ci sono di crescita del PIL, sono conti che possono cambiare molto a seconda delle situazioni e non si può dare ora una cifra precisa. Bisogna risolvere anche il problema dell’evasione, ma non “incattivirla” proprio mentre è concepita male…

Una risposta del genere in un programma politico è fallimentare (perché i cittadini vogliono poche parole semplici e chiare), però è molto vicina alla verità temo.

Credo di aver concluso la Parte 2 sui problemi del nostro modello di sviluppo e del sistema finanziario. Invito, chi ha pazienza, a leggere e indicarmi qualcosa di aggiuntivo.

Ho messo in luce, parlando di imposte fiscali, che il reddito non è la quantificazione del valore del proprio lavoro. Ho dato svariati controesempi e fatto comprendere (spero) l’enorme flessibilità dei flussi di denaro. Quindi, questo punto direi che c’è.

  1. In merito al PIL ho parlato dei limiti ambientali; non è il caso che entro nello specifico di tutti i problemi del pianeta, perché non finirei piú e non credo serve.

  2. Eviterei di mettere in ballo termini come “teoria del Trickle Down” perché la gente fugge e pensa subito “io non ci capisco”, “questa è roba per esperti”. Comunque, credo di aver ben illustrato come il meccanismo del prestito di denaro (“gocciolamento della ricchezza dall’alto”) incentiva lo squilibrio della ricchezza, anziché mitigarlo, ho anche detto che talvolta è presentata come una soluzione, ma è falsa (vedi: Necessità di ridistribuire la ricchezza).

  3. Forse non ho messo, ben in luce, che l’economia reale è cresciuta molto meno di quella finanziaria (che tiene in piedi il nostro sistema). Però, in merito al debito pubblico e al ruolo dei finanziatori, ho detto che si alimenta uno squilibrio che toglie denaro all’economia reale e lo porta al mercato dei capitali o mercato finanziario.

  4. La faccenda delle bolle speculative è una questione un po’ complessa della borsa. Temo ci siano vedute diverse, sia nelle cause, che soprattutto nell’intenzionalità di simili meccanismi. Se posso evitare l’argomento secondo me è meglio, anche se è importante… ci penserò (puoi lasciarmi qualche input in piú, magari, se pensi sia proprio da mettere).

  5. I rapporti tra etica e mercato credo di averli evidenziati sotto tante sfaccettature e lungo piú punti dello scritto. Credo sia bello completo.

  6. Il pericolo dei monopoli di fatto è un’ulteriore complicazione del mercato… In linea di massima, se il gigante che nasce è competente e onesto, non ci sarebbero problemi; se non lo è, si tratta dello stesso dilemma che pone una piccola azienda che non si comporta bene verso l’ambiente o altri umani. La cosa migliore credo sia tutelare con la legge i diritti e la salute ambientale e umana. Non entrerei sulla questione dei monopoli, anche perché la soluzione che viene data è “mantenere una certa concorrenza”, ovvero far sí che l’effetto “competizione” non manchi mai; ma non mi piace come soluzione e, se non vogliamo monopoli di fatto, non me ne viene in mente un’altra.

  7. Chi ha grandi risorse finanziarie può influenzare la politica, già. In piú punti l’ho detto, non ho fatto esempi precisi, perché finirei col dover fare nomi di aziende o persone, col rischio di querele e quindi mi limito ad accennarlo. Chi può capire capisce, chi non vuol capire, rende inutile anche una documentazione…

  8. Ho detto che l’economia del dono si “sposa bene” con i software open source, i libri scolastici e che il mercato tende a massimizzare i profitti a scapito delle risorse. Credo di aver detto abbastanza, ma riprenderò la faccenda nella parte propositiva.

Grazie per i vostri input. Se pensate ci sia qualcosa di importante non sufficientemente affrontato, oppure se qualcosa manca all’appello, ribadite pure, magari gli darò piú spazio. Farò qualche rilettura, attendo eventuali feedback, e poi passerò alla parte finale, la terza.

io posso solo ripetere quanto detto… è apprezzabile il tuo lavoro e ben fatto, pieno di spunti molto utili, ma appunto parliamo di spunti.

io ho notato un errore di fondo. tu confondi sistema economico ed economia di mercato. non sono la stessa cosa, un sistema economico è fatto da tante componenti. infatti quando fai le tue critiche le rivolgi all’economia di mercato, ma la chiami sistema economico, come se lo stato o l’economia del dono non ne facessero parte. quindi io non ho ben capito l’oggetto della tua parte critica.

un’altra cosa che ho notato è che non parli per nulla di innovazione, e in un partito pirata non mi sembra il caso di dimenticarla. parli solo di pil, ma quello che migliora (o peggiora) davvero la vita delle persone non è il pil (se non su periodi lunghissimi o per variazioni fortissime) ma l’innovazione. infatti i salari reali sono praticamente fermi da decenni, mentre la nostra vita continua a cambiare in modo significativo di anno in anno.

Io ribadisco che fin qui mi pare un lavoro ottimo, che quando sarà finito andrebbe valorizzato a dovere (e per “valorizzato” intendo dire distribuito sotto forma di ebook [ovviamente gratuito e con licenza libera], e magari anche organizzando qualche presentazione, così da attirare anche gente. Logicamente tutto ciò passerà da LQFB).

Francamente mi pare che la differenza sia stata chiarita al cap. 1.3. Quanto all’innovazione, immagino che il posto più adatto a parlarne sia il cap.3, quello ancora da fare.

Riguardo quest’ultimo, i temi che includerei sono:

  1. Dall’economia lineare (estrai→produci→consuma→brucia i rifiuti) a quella circolare (produci→ricicla→riusa)
  2. Dal’economia del possedere tutto tutti all’Access Economy
  3. Dall’obsolescenza programmata ai beni durevoli (potrebbe anche essere un paragrafo del discorso “circular economy”)
  4. Dall’idea del profitto basato sulla secretazione della conoscenza (copyright, brevetti) all’Open source business model
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#Support :wink:

Se questo problema c’è, è giusto nel titolo “Criticità dell’attuale impostazione economica”, però l’attuale impostazione è fortemente basata sul mercato, cosa che ho fatto emergere in tante occasioni. Ho modificato una frase in modo da migliorare la comprensione:

[…] molti di questi problemi riguardano il modello di economia dominante, fortemente basato sull’economia di mercato e presente anche in altri Paesi non europei.

Ho cercato di individuare i problemi nella Parte 2 e solo pochi accenni a possibili soluzioni, l’innovazione troverà posto nella Parte 3.

I redditi possono rimanere gli stessi e la qualità della vita migliorare, grazie al progresso tecnologico e sanitario. Aggiungerò questa osservazione al paragrafo “Il PIL può essere costante senza danno”.

@Exekias il lavoro finale sarà coerentemente sotto licenza di pubblico dominio, posso fare io stesso il formato epub, pdf, html, txt e caricare tutto su archive.org (loro conservano tutto ciò che viene inviato, senza scopo di lucro, a beneficio della cultura umana). Essendo una licenza libera i Pirati possono ovviamente usufruirne, cosí come chiunque altro potrà farlo.

Ho letto una pubblicazione sull’economia circolare del club di Roma, va certamente inclusa nella Parte 3. Incentivare la condivisione rispetto alla proprietà, anche questo merita spazio. Il punto 3 rientra nell’1. Conoscenza di pubblico dominio, concordo pienamente e l’ho già anticipato. Sarà tutto nella Parte 3.

in realtà le diverse componenti coesistono, e il capitalismo non coincide con il mercato. il problema è che il tuo approccio è fortemente teorico, quindi sorvoli quasi completamente la realtà molto più complessa del sistema economico.

ma il limite più grande direi che è il fatto che non sembri renderti conto di quanto sia personale la tua visione. su questo dovresti riflettere di più. a mio parere non hai centrato il nocciolo dei vari problemi, limitandoti a fare un elenco di questioni scelte e sviluppate in modo personale. e manca una visione di insieme, una filosofia di fondo: tu dici il profitto non ottimizza le risorse, certo, ma di per sè questo non vuol dire molto.

comunque resta un buon lavoro e vedremo come svilupperai il punto 3. io comunque non penso sarei riuscito a fare di meglio. :wink: