Necessari dei trattati mondiali per regolamentare le dinamiche globali?

Con questo documentario, http://freightened.com/the-film/#seefilm – la tematica della messa al bando del HFO che abbiamo nel programma da anni ormai diventa di colpo di alta attualità.

Intanto, osservando anche le mosse del DJ Trump, ho notato che dovrebbe essere possibile redigere un trattato mondiale che introduce tasse alla globalizzazione, per esempio banalmente introducendo una tassa per ogni container che lascia il porto o arriva in porto… la tassa deve essere sufficientemente severa da tenere conto dei danni ambientali del trasporto, perciò fermando l’incentivazione a trasportare oggetti che possono essere prodotti sul luogo.

Un trattato mondiale impedirebbe gli effetti di “guerra di commercio” conseguenti a protezionismo. Non ho studiato la storia ma so che ci fu una escalation protezionista prima delle guerre mondiali che portò all’arresto dell’economia mondiale. Un trattato invece definirebbe un equilibrio preciso e perciò non instaura una spirale d’escalation.

Mi pare che questo, e il problema della globalizzazione digitale, sono i due problemi fondamentali dei nostri tempi. Che poi si faccia ridistribuzione RdE è secondario – anzi, considerando che la globalizzazione è artificiale, magari non è mai stato vero che i nostri posti di lavoro debbano necessariamente evaporare. Una gran parte della perdita è dovuta ad un mercato globale artificialmente sovvenzionato dall’assenza di protezione dell’ambiente. Il lavoro lo stanno semplicemente svolgendo i nostri schiavi oltroceano, ma alla fine l’impiego della macchina da cucire non è poi stato automatizzato al 100%.

Poter applicare imposte fiscali in relazione alle dinamiche globali, che avvengono in tutti i Paesi, richiede una collaborazione e coordinazione per realizzare accordi internazionali. Questo significa andare idealmente nella direzione di un organo di governo mondiale.

Non so se è troppo semplicistico pensare che: o si globalizza il libero mercato a scapito delle regole o si globalizzano le regole (ovvero occorre una politica internazionale e nuovi strumenti per una democrazia internazionale).

La strada del protezionismo potrebbe essere sbagliata nella misura in cui non si può intervenire e non si possono gestire dinamiche commerciali e di traffico (che non sparirebbero) che coinvolgono più Stati. Si potrebbe ipotizzare che il protezionismo interrompa tali dinamiche e questo sarebbe una premessa per un’ulteriore paralisi dell’economia già in crisi.

Se queste considerazioni sono corrette allora è necessario iniziare un dialogo internazionale. Il partito pirata dovrebbe dotarsi di un forum internazionale in inglese e un liquid feedback in inglese (internazionale ed europeo). Bisognerebbe far capire ai singoli partiti pirata che se non ci uniamo (per quel minimo che serve) contribuiamo ad una deriva globale. Gli attuali partiti sono incapaci di non farsi corrompere quando sono al servizio della propria nazione, figuriamoci a livello internazionale quali “filantropi” penseranno alle sorti dell’umanità in senso democratico… o lo fanno i cittadini o ci mettiamo direttamente nelle mani delle grandi corporazioni commerciali e finanziarie…

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Ho pubblicato in nettime l’idea di #EqualTrade Agreements, trattati per il commercio equo al posto del commercio libero e del protezionismo. Mi ha risposto un professore inglese che descrive la chiave storica ed arriva alla stessa conclusione, ma ovviamente con molta più competenza. Interessante la reazione dei redattori di opendemocracy.net alla pubblicazione del suo articolo:

The editors told me they liked the piece a lot, but could I explain how you can have free trade and protection at the [s]ame time. Today’s left has been brainwashed by the neo-liberals, so that they reproduce the dominant paradigm when opposing them.

Bingo, ecco l’essenza del problema. L’idea che non ci sia una equa e giusta via di mezzo tra “commercio libero” e “guerra protezionista” si è ingranata nei cervelli anche della sinistra, impedendo che si faccia finalmente una politica ragionevole per il genere umano…

Ah, ulteriore punto importante: teorizzando trattati regionali di economia equa in Africa questo professore indica che si può cominciare anche senza un immediato accordo mondiale… direi che abbiamo un ulteriore punto innovativo da aggiungere al nostro programma politico, esplicitando anche criticamente come la sinistra si è fatta manipolare dal liberismo…

In privato ha aggiunto che sta continuando questo percorso e mi ha dato link aggiornanti la tematica: – http://thememorybank.co.uk/2017/01/27/free-trade-and-protection-not-alternatives-but-always-complementary/https://www.academia.edu/s/a06698b5a1/free-trade-and-protection

Bene, le cose si stanno muovendo e noi siamo come sempre all’avanguardia.

Le regole pian piano si globalizzeranno … da un lato le pressioni del mercato globale spingeranno ad accettare limitazioni e rinunce parziali al “protezionismo dei lavoratori” che le lotte sindacali hanno imposto nell’Europa Occodentale e -in misura diversa - negli Stati Uniti; dall’altro - si spera - i lavoratori dell’ Europa Orientale e dei paesi emergenti acquisiranno maggiore consapevolezza e chiederanno maggiori diritti, facendo salire il costo del lavoro in quelle aree e quindi riducendo la loro aggressività commerciale.

Il punto di equilibrio a cui si arriverà dipende tutto dalla politica economica internazionale dei prossimi decenni: spingere per una serie di accordi internazionali che incoraggino regole comuni nel mercato del lavoro e della produzione - sulla falsariga degli accordi per l’ambiente - può essere una buona idea, anche se rischia di naufragare sugli stessi scogli della politica internazionale per l’ambiente. Ma mi sembra l’unica strada percorribile per evitare di avere un assetto mondiale deciso solo dalle multi-nazionali.

Il problema ambientale ci sta di mezzo! L’umanità non si può permettere una globalizzazione a costo ambientale, anche se ci fosse una normalizzazione dei mercati di lavoro, o se si introducesse il reddito di esistenza per aumentare la competitività dell’occidente sul mercato globale…

Perciò abbiamo bisogno di governance ragionevole in molti paesi… democrazia liquida ovunque.

Mi è venuta una idea sul come si può aggiornare la WTO o fondare un’organizzazione alternativa: Oltre a regolamentare la globalizzazione in modo decente si potrebbe mettere un paletto alla speculazione.

Abbiamo di già un paragrafo sulla speculazione nelle borse nel programma pirata. Seguendo quel pensiero si potrebbe richiedere una regolamentazione del genere in tutte le economie del mondo, e — se necessario — rifiutare l’accesso ai propri mercati a tali paesi, che dell’economia del mondo ed i suoi abitanti fanno un gioco d’azzardo.

Il fatto che attualmente tutto il sistema economico mondiale è un gran gioco d’azzardo è solamente una conseguenza della ‘race to the bottom’ dei principi etici se non esiste regolamentazione globale. Se certi frutti proibiti non li vieti a tutti, ci sarà sempre chi trae vantaggio a consumarli.

E l’assurdo è che anche in questa occasione è stata la tecnologia a introdurre il crollo etico, non le scelte politiche delle nazioni. Stiamo degenerando per inerzia di fronte agli sviluppi tecnologici. Perciò parlo di temi core del partito pirata.

Seriously, è veramente frustrante vedere come il Fair Trade non se lo inculi veramente nessuno, a parte i pochi ultimi samurai che quotidianamente si fanno il mazzo per tenerlo in piedi.

E infatti quelli del FT hanno cominciato diversi lustri fa.

Credo sia venuta anche ad altri.

Giusto un’ultima considerazione, così, a latere. Spesso la WFTO non fa altro che ripristinare alcuni trattati internazionali che esistevano, e che sono stati abrogati negli anni '90 in nome del Sacro Libero Scambio. Ad esempio, fino al 1989 esistevano gli accordi ICO, che fissavano un prezzo minimo da corrispondere ai produttori brasiliani di caffè. Poi gli accordi furono stralciati e il mercato venne liberalizzato, e ad oggi il caffè è una commodity il cui prezzo viene stabilito a Wall Street. Per dire.

Ergo, ribadisco: dovremmo lasciar perdere accordi mega-inter-planetari-cosmici, e puntare deciso sulla creazione di un circuito alternativo a quello tradizionale. Il Fair Trade già esiste, qualcuno ha creato anche Fair Coin, così come -teoricamente- potrebbe esistere anche un Internet parallelo, non in mano ai grandi colossi. Se poi mi venite a dire che l’uomo medio è troppo ignorante e pigro per valutare delle alternative, beh…può darsi. Però con Wikipedia ha funzionato, mi pare.

Il problema di questi tentativi è quanto realmente un cittadino “consumatore” può essere anche “produttore”, purtroppo c’è una grande asimmetria tra quel che riceviamo dai processi industrializzati, dalle multinazionali, dall’export… una moneta autonoma ha tanto più senso e può dare tanta più libertà (volendo accantonare i discorsi relativi all’imprescindibilità dell’elemento Stato), quanto più siamo “produttori” e secondariamente dipendenti da altri produttori che usano regole e monete tradizionali. Purtroppo, siamo molto dipendenti da questi ultimi.

Se lo dici tu, io comunque stavo parlando di policy mondiali da una prospettiva da unione europea… il FT sta in ambito di “commercio libero” e se la deve vedere con la concorrenza orientale che distrugge ogni ambiente ed ogni diritto civile per essere più competitiva…

Ma dato che non stanno al governo ne in Europa ne in Italia, non c’entra col pensiero mio… stavo parlando di cosa si può regolamentare, non come si può lanciare l’ennesimo tentativo a competere in modo etico con l’assenza di etica…

Carina, la WFTO. Ma se ci partecipano solo privati non cambia le carte in gioco. Dobbiamo entrarci come nazione, anzi— come continente.

Okay, ma dato che la popolazione segue l’indicazione del prezzo, specie se altri parametri della vita lo impongono, l’adesione alle regole WFTO deve avvenire a livello governativo…

Comunque… I 10 prinicìpi su cui si regge il FT sono questi (QUI in italiano). Volendo semplificare molto, si potrebbe proporre che diventino la base di accordi internazionali, e che il ruolo attualmente svolto dalla WFTO (cioè di controllare che quei princìpi vengano effettivamente rispettati, e in tal caso venga apposto il marchio) venga fatto da Enti preposti. Volendo organizzare una cosa fatta bene, bisognerebbe lanciare una proposta almeno al PP internazionale. Ad esempio si potrebbe fare una call for action su Pirate Times. Opinions?

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Umanamente sono principi molto validi, si potrebbe invitare a lavorare su accordi internazionali ispirati alle FTO.

Perché dico ispirati? Sicuramente c’è molto da prendere, ma uno dei punti fondamentali potrebbe essere nei fatti poco perseguibile. Mi riferisco alla necessità di coinvolgere i piccoli produttori nel commercio affinché abbiamo un reddito ed una proprietà.

In proposito, mi viene in mente l’India, dove molti piccoli produttori che usavano metodi tradizionali, non hanno retto la concorrenza globale (ovviamente). Alcuni di questi si sono suicidati per protesta (c’è anche da dire che magari non avevano altri mezzi o scarse possibilità di inserirsi nel mercato ed a questo non pensa nessuno…). Però, 7 miliardi di persone nel mondo si possono tenere in vita solo con i ritmi permessi dalla “rivoluzione verde” (paradossalmente verde, in realtà fatta di mezzi agricoli che lavorano grazie al petrolio e pesticidi/erbicidi; sempre paradossalmente un miglioramento potrebbe venire dall’ingegneria genetica grazie agli OGM).

Non vorrei che le FTO siano, per forza di cose, destinate a lavorare prodotti di qualità, ma di nicchia e molto costosi. Attualmente è piuttosto vero che soluzioni molto etiche sono cose per persone particolarmente agiate e questo è un controsenso.

Quindi, la soluzione potrebbe essere il tante volte menzionato reddito di esistenza universale, accettare che l’efficienza raggiunta da poche multinazionali, che il più possibile faranno ricorso all’automazione a scapito del lavoro umano (contrariamente ad uno degli impegni delle FTO), sia la base di partenza, al più da regolamentare in funzione dell’ambiente ed i cui redditi devono interagire in modo sano con i sistemi finanziari degli Stati (senza cercare lo statarello che ti permette di evadere - possiamo menzionare la recente appetitosa Irlanda).

Detto questo, è anche un dovere impegnarsi affinché le persone che desiderino una formazione ed un lavoro abbiano molto sostegno. Ma probabilmente bisognerà pensare ad altre soluzioni per questo.

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Questa è un’osservazione che fanno in molti (ad esempio Stefano Feltri). La risposta dei sostenitori dell’agroecologia è che ad oggi nel mondo viene prodotto cibo per più persone di quante non ce ne siano (lo diceva la FAO nel 2011, poi lo ha ribadito il fondatore di Slow Food e anche Renzi riprese quell’affermazione); il paradosso consiste nel fatto che -soprattutto nei Paesi industrializzati- c’è un enorme spreco alimentare (circa 1/3 viene sprecato), mentre al contempo circa 1 miliardo di persone soffre la fame. In tutto ciò incidono parecchio anche le abitudini alimentari dei vari Paesi; è arcinoto che se gli yankees non amassero così tanto i cheeseburger ci sarebbe bisogno di meno bovi da sfamare→meno consumo di acqua→meno pascoli più terre coltivabil etc. (l’ultima speranza tecnologica è di produrre hamburger in laboratorio, dalle staminali dei bovini).

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Ok, diciamo che bisognerebbe fare un po’ di calcoli per capire quanto effettivamente potremmo ottimizzare il potenziale di cibo e rinunciare alle esagerazioni. Però, resta valido che l’efficienza raggiunta si avvale di pochi posti di lavoro rispetto alle persone che vengono sfamate.

Senza arrivare alla carne, molti contadini italiani restano basiti quanto poco viene pagato il grano per ettaro (lo dico perché dalle mie parti c’è una diffusa tradizione che ha portato molti pensionati - sì, la pensione è strettamente necessaria per questo - a coltivare i propri orti per passione). Gli stessi produttori di mezzi agricoli per piccole o medie dimensioni (casualmente ci ho parlato ieri, pensa) dicono di stare commercialmente in piedi grazie a questi appassionati (che a loro volta, solo la pensione o altre condizioni agiate gli permettono di fare questa scelta).

Nei contesti seriamente destinati alla produzione servono macchinari da oltre 100.000 €, si lavora con fertilizzanti chimici ed erbicidi in modo massiccio, praticamente già per il capitale da avere quasi nessuno può veramente inserirsi. Parliamo di cereali che secondo l’EFSA costituiscono la maggior parte del nostro fabbisogno energetico. Se tutto questo fosse biologico ce la faremmo? Seri dubbi sono legittimi, bisogna fare qualche stima, ma certo per niente facile.

Resta anche il problema che i cereali biologici costano almeno il doppio o più di quelli attuali e non è che quelli attuali sono pieni di erbicidi, quelle sostanze possono rimanere in tracce (cioè praticamente assenti), quando mangiamo una bruschetta o una pizza o della carne alla griglia, senza troppi problemi, ingeriamo molte più sostanze cancerogene, però, a sua volta, questo è un problema relativamente critico. Il nostro organismo ha delle difese, la semplice presenza di fibre e anti ossidanti abbassa le probabilità di cancro di percentuali molto grandi.

È logico che non puoi competere a fare le cose per bene contro un pianeta che fa le cose a schifo. Appunto per questo stiamo in un thread che ritiene necessari dei trattati mondiali. Magari le risposte sono nei primi post di questo thread? A volte mi pare che i thread in forum si scordano dai ragionamenti fatti all’inizio…

Qualcosa si smuove:

Sarebbe il caso di interpellare la Reda per chiederle di farsi promotrice di questo. Ah, e magari chiedere ai rappresentanti italiani perché hanno votato contro

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Beh… devo dire che…dopo tutta questa discussione ho capito che non state minimamente seguendo la lotta internazionale contro(per la modifica)stopT a TIP/aCETA altrimenti queste argomentazioni sareste stati in grado di sostenerli in modo più efficacie d’altronde c’è il sito stopttipitalia.net.Da alcuni anni seguo il comitato stop TTIP milano è ancora attivo ultimamente eravamo a Bergamo G7 Agicoltura (avreste imparato tanto) domani 5/11/18-6/11/17 ci sarà un’altra contro G7 sulla sanità a Milano Questo per dirvi che l’oligarchia mondiale è molto agressiva dal punto di vostra dei trattati. Quella boutade sulla tassa dei container non ti viene in mente che verrebbe scaricata sui consumatori,e l’esempio banale per dire che bisogna partecipare per capire. Chi aspetto a Milano?

Non so perché ti scappa di usare dei toni così altezzosi. Certo che verrebbe scaricata sui consumatori! È proprio quella l’intenzione! Se le mele della Nuova Zelanda costano dieci volte quanto quelle dell’Alto Adige, saranno i consumatori a terminare l’assurdo procedere di una globalizzazione che ha esternato i propri costi. I trattati che vanno in direzione opposta a ciò ovviamente sono da stoppare, non a caso siamo contro TTIP e CETA da molti anni — ma non basta fermare il processo peggiorativo, bisogna promuovere una visione che permetta un miglioramento! Sono sicuro che il comitato stop TTIP sarebbe d’accordo, basta comunicare bene di cosa stiamo parlando.