Il Partito Pirata dal 2020

Una delle attività più divertenti per un hacker è scardinare le certezze granitiche costruite sulla sabbia.

Alla luce dei dibattiti recenti su questo forum, in quanto proponente di una ideologia politica nuova, credo di avere il dovere di spiegare la mia visione del Partito Pirata dal 2020 in poi.

I piedi ben piantati per terra…

Il partito che ho in mente non si cura molto dei social o della propaganda. Al massimo li usa come canale per veicolare link a documenti e luoghi di incontro e discussione esterni.

Il Partito Pirata sarà una comunità di persone diverse e variegate che condividono un identità basata su alcuni valori importanti ma non totalizzanti e che opera nella realtà servendo continuamente la Polis.

Radicarsi

Un partito senza radicamento territoriale non è un partito vero, ma un artefatto retorico. E’ un fenomeno comunicativo, un fantasma, un illusione collettiva. Un fuoco di paglia. Spot televisivi, siti web e pubblicità su Facebook non ci renderanno un partito. Possono essere utili a farci conoscere, ma non a farci prendere sul serio.

Essere radicati in un territorio significa essere utili alle persone che vi abitano. Vi sono molti modi di essere utili.

Il modo più facile per essere utile è elargire denari e favori. Noi non siamo in condizione di elargire questi doni perché non contiamo niente, ma possiamo certamente prometterle. E chi è disperato o arrabbiato può essere propenso a preferire una promessa semplice ed inattuabile ad una complessa ed attuabile.

Come hacker io rifiuto di fare promesse. Il Partito Pirata che io immagino non avrà programmi elettorali a meno di non avere una ragionevole certezza di ottenere il 70% dei voti. Altrimenti sono parole al vento.

Invece di un programma, noi avremo un Progetto Politico. Una serie di obbiettivi condivisi che derivano dai nostri valori e per cui lavoriamo.

Lavorare

Lavoriamo, prima persona plurale, modo indicativo e tempo presente. Fondamento Costituzionale.

Il nostro progetto politico conterrà affermazioni facilmente falsificabili: elettori ed iscritti saranno sempre in condizione di indicare i nostri successi e i nostri fallimenti.

E non dobbiamo aspettare di avere ruoli istituzionali per essere utili alla società, possiamo farlo qui e ora.

Il problema delle iniziative elettorali è che, per quanto utili e brillanti, iniziano durante la campagna elettorale. I loro effetti si dipanano nel futuro, talvolta nel futuro remoto, ed in questo senso sono simili a promesse: richiedono la fiducia dell’elettore per apparire credibili. Per quanto tale fiducia possa essere ben fondata sull’esperienza e la credibilità delle persone coinvolte, rimane un qualcosa che potrebbe aver successo o meno.

Il Partito Pirata del 2020 evita iniziative durante la campagna elettorale.

In campagna elettorale il Partito Pirata analizza i successi e rende conto dei fallimenti. Riconduce il lavoro svolto agli obbiettivi che persegue e ai valori che esprime, con Onestà Intellettuale.

Servire

Dal 2020, l’attività politica degli iscritti al Partito Pirata adotterà un metodo semplice e flessibile: essere utili alle proprie comunità. Invece di chiederci come un’attività può beneficiare il Partito Pirata, ci chiederemo come può beneficiare concretamente la specifica comunità in cui si svolge.

A beneficio delle Comunità cui appartengono i Pirati dovranno porsi domande come queste:

  • Quali problemi vogliamo risolvere?
    • Li abbiamo compresi a fondo?
    • Abbiamo considerato tutte le prospettive?
    • Disponiamo delle competenze necessarie?
  • Cosa stiamo mettendo in comune?
    • Come lo proteggiamo dagli egoismi individuali?
    • Che tipo di comunità questo Dono collettivo definisce?
    • Chi viene incluso?
    • Chi viene escluso?
  • Se nessuno ci vedesse durante la nostra attività politica, cosa resterebbe comunque alla comunità?

Non sarà richiesta alcuna autorizzazione per servire a nome del Partito Pirata, ma tutte le attività effettuate dovranno essere comunicate pubblicamente in un luogo apposito accessibile a tutti gli iscritti.

Attività in contrasto con i valori e gli obbiettivi condivisi dal Partito Pirata ma portate avanti a suo nome causeranno una espulsione a vita dal partito. Ma non dovranno causare sdegno o vergogna. E le ragioni della espulsione dovranno essere chiaramente riconducibili ad una contraddizione evidente.

In questo modo, l’Onestà Intellettuale ci permetterà di bilanciare Libertà e Comunione.

Dialogare

Come Pirati, non possiamo sacrificare la nostra varietà al conformismo della maggioranza.

Se rifiutiamo valori totalizzanti, non possiamo permettere che ci siano reati di opinione in questo partito. Contraddire pubblicamente il partito e la sua dirigenza va incentivato. Trovarsi lo stesso giorno divisi pacificamente in manifestazioni pubbliche che propongono visioni antitetiche è supportato. Non dobbiamo essere tutti uguali.

Non dobbiamo essere sempre tutti d’accordo. Anzi, se sin dall’inizio siamo subito tutti d’accordo su un tema, significa che non abbiamo gli elementi per decidere.

I valori che perseguiamo definiscono chiaramente un metodo, ma raramente dei contenuti.

Il Partito Pirata rifiuta i compromessi fra gli interessi e persegue sintesi fra i bisogni. Ottimi globali che sacrificano scientemente e trasparentemente gli ottimi locali. Il generale prevale sul particolare, senza che la comunità (e soprattutto il partito) prevalga sulla libertà personale. L’Uomo non è un individuo isolato, ma parte di un ecosistema sociale e biologico.

Questo significa essere disposti a sacrificare i propri desideri individuali, ma mai per il “bene del partito”, solo per il bene della Comunità.

Il Dialogo curioso, aperto, onesto, libero e comunitario è l’unica costante del nostro modus operandi. E il dialogo ha solo senso fra persone e gruppi diversi, sia dentro il partito (quando ne condividono i valori fondanti) che che fuori.

… e gli occhi fissi sull’orizzonte

Il Partito Pirata dal 2020 non è più un partito tematico. E’ un partito Metodico. Adotta e diffonde un metodo dall’applicabilità universale: la Informatica.

Informatica…

L’informatica è stata per oltre un decennio il tema centrale dell’attività del Partito Pirata.

I “Diritti Digitali”, come li chiamava il Professor Rodotà, sono certamente un tema fondante per i Pirati.

Ma l’Informatica è molto di più.

Noi possiamo farne uno strumento di liberazione e comunione allo stesso tempo.

Educazione

La Scuola attraversa da decenni una crisi sistemica, di risorse economiche e motivazionali. Questa crisi ha ragioni profonde, in parte frutto di decisioni politiche, in parte di contingenze tecnologiche. Oltre alla ideologia elitista riconducibile al Piano di Rinascita Democratica della P2, il diffondersi dei mezzi di comunicazione di massa come strumenti di gestione e produzione del consenso hanno visto la Scuola (per secoli luogo di consolidamento ed interiorizzazione dei valori dello Stato) mortificata nella propria funzione istruttiva oltre che educativa.

Nel Partito Pirata che ho in mente, i Pirati sono attivamente impegnati ad affrontare questa crisi.

L’Informatica è sempre stato il nostro cavallo di Troia.

Fornendo lezioni di informatica teorica e pratica, di base e avanzata, a classi eterogenee otterremo molteplici risultati politici su tutto il territorio e a basso costo:

  • permetteremo a persone diverse di incontrarsi, conoscersi ed aiutarsi reciprocamente
    • faciliteremo l’incontro e il dialogo fra quartieri, generi, razze, culture e ceti diversi
    • rafforzeremo le comunità
    • combatteremo le echo chamber e l’isolamento
  • diffonderemo competenze utili praticamente ed intellettualmente
  • aumenteremo la consapevolezza rispetto alle materie che ci caratterizzano
    • ridurremo la potenza manipolativa del Capitalismo di Sorveglianza
    • allargheremo la nostra base elettorale
  • stabiliremo relazioni sociali, avvicinando al Partito Pirata giovani e meno giovani
  • ascolteremo i problemi di tutti, senza distaccarci dalla realtà per i nostri modelli della stessa
  • individueremo talenti lasciati inespressi dalla scuola cui dare nuove opportunità di crescita
  • diffonderemo i nostri valori e i nostri metodi.

L’educazione deve essere il primo pilastro della attività Politica dei Pirati.

Oltre a disporre di strumenti tecnologici potenti e poterne ideare e realizzare di nuovi, ogni nuovo programmatore e ogni nuova programmatrice sarà una persona in più capace di usare liberamente gli strumenti intellettuali di cui noi disponiamo, Razionalità e Pensiero Critico, e sarà invitato a partecipare ad una Comunità capace di valorizzare le sue qualità e soddisfare la sua Curiosità.

Sviluppo

Alla acquisizione di competenze tecniche ed intellettuali affiancheremo il loro utilizzo pratico.

I Pirati produrranno Software Libero e Commons in prima persona (mantenendone il diritto d’autore) ed il Partito Pirata metterà a disposizione dei propri iscritti (e talvolta anche di tutti gli altri) l’infrastruttura necessaria per svilupparli e diffonderli.

La struttura di questo sviluppo tecnologico però non sarà accentrante. I servizi erogati dovranno essere funzionali ad una distribuzione fisica dei sistemi e favorirla attivamente, in modo da minimizzare la relazione di dipendenza dal partito delle comunità che li utilizzano.

Il nostro maggior successo sarà far sì che non abbiano bisogno di noi.

Lo sviluppo di artefatti intellettuali liberi sarà il secondo pilastro dell’attività Politica dei Pirati.

Diffusione

L’impiego dell’Informatica nella società è fortemente limitata dalla scarsa comprensione del suo potenziale.

Noi pirati lavoriamo attraverso l’educazione per innalzare questa comprensione, rendendo l’adozione degli strumenti informatici più razionale, ma si tratta di un processo inizialmente lento, che si muove su una curva logistica.

Noi Pirati dobbiamo attivamente proporre l’introduzione di strumenti informatici adeguati alle esigenze o la loro rimozione quando appropriato. Dagli ospedali ai tribunali, per non parlare di scuole e comuni, l’informatica è spesso usata poco o male. Il software è spesso di scarsa qualità, proprietario e usato male.

Mettendo la nostra competenza a servizio delle comunità in cui operiamo, potremo identificare i problemi, diffonderne la consapevolezza, denunciarne i limiti ed aiutare ad affrontarli (eventualmente anche producendo noi stessi sostituti migliori).

La Diffusione dell’uso appropriato dell’informatica sarà il terzo pilastro dell’attività Politica dei Pirati.

Difesa

La difesa dei Diritti Digitali non deve essere abbandonata ma rafforzata.

Dobbiamo diffondere la consapevolezza di tali diritti e la loro effettiva fruizione. E dobbiamo essere in grado, osservando la società dal punto di vista privilegiato di chi insegna informatica, di identificare rapidamente nuove vulnerabilità e colmarle con la proposta di nuovi diritti.

Il diritto a non essere vittima di manipolazione affettiva da una macchina cui viene assegnata una voce umana, potrebbe essere un esempio. Il riconoscimento di questo diritto comporta il dovere per chi produce sistemi come Alexa di usare solo voci percepibilmente non umane, fredde, elettroniche ed artificiali.

Ma questa difesa va estesa al di là del piano legale e giuridico, sul piano tecnologico e culturale.

Diffondere il Self-hosting di servizi fondamentali come mail, siti web, social networks etc è un altro modo per permettere alle persone di difendere la propria intimità e la propria autonomia.

La Difesa delle persone dall’abuso di chi ne controlla la vita informatica sarà il quarto pilastro dell’attività Politica dei Pirati.

…e oltre.

L’Informatica è un metodo razionale e critico di affrontare e risolvere problemi complessi.

Permette di osservare con attenzione una materia da prospettive diverse, individuarne le variabili fondamentali ed agire su di esse per modificarne l’evoluzione.

Noi Pirati applichiamo questo metodo ai problemi sociali e politici quanto a quelli tecnologici.

La complessità delle dinamiche sociali è molto maggiore di quella informatica, ma nonostante ciò, una profonda comprensione dei problemi ed una analisi razionale degli stessi ci permetterà di proporre e supportare soluzioni nuove che potrebbero funzionare laddove altre hanno fallito.

Non siete Curiosi?

La Curiosità non fornisce certezze e io non faccio promesse.

Non ho la più pallida idea di che tipo di Partito possa nascere su basi come queste. Non so se avremo mai successo o se falliremo miseramente provando.

Non so nemmeno se vi piaccia l’idea.

Ma sono un Pirata curioso.

E secondo me vale la pena provare. Che ne dite?

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Manca la base [le risorse]: Quanti saranno i pirati? Quante ore ciascuno potrà dedicare? Le conclusioni [attività Q]uali saranno i processi prioritari?

P.S. Evitare di mitizzare l’informatica

Quoto sull’evitare di mitizzare l’informatica.

Più che altro penso sia necessario capire quanti pirati siano effettivamente disposti a lavorare attivamente per il partito ed in che modo.

Ho spostato 16 messaggi in un nuovo argomento: Democrazia Liquida e Punti Fermi

I Pirati potremo contarli a Gennaio 2020. Il loro numero credo che dipenderà fortemente dall’identità che il Partito Pirata avrà deciso di darsi.

Secondo questo approccio però, le ore che ciascuno potrà dedicare sono sufficienti per definizione. Se non ci sono ore da dedicare alla Politica… non ci sono ore da dedicare alla Politica. E’ inutile rinfacciare a chi non può che dovrebbe fare di più. O sminuire chi fa meno facendo sfoggio di quanto si è fatto. “Non sappia la tua destra ciò che fa la tua sinistra” diceva un hacker più in gamba di me.

Siamo un partito piccolo e secondo questa impostazione, non abbiamo fretta. Perché vogliamo costruire un qualcosa dal basso, con fondamenta solide. Non abbiamo bisogno di vincere elezioni per fare qualcosa di utile. Possiamo iniziare subito. E non essendoci alcuna possibilità di carriera nel partito, non ha neanche senso strafare.

L’idea di un registro pubblico delle attività svolte ha lo scopo di permettere a tutti di monitorare i progressi collettivi e quello di rendere non necessaria tale sfoggio di grandezza. In momenti come questi, in cui siamo 4 gatti, l’attivismo è importante. Ma nel lungo periodo, il contributo di ciascun pirata sarà infimo in confronto a quello di tutti gli altri pirati insieme. Noi dobbiamo pensare come comunità che progredisce insieme.

La mia speranza è che l’autonomia assoluta e la natura pratica delle attività attirino gente volenterosa.

Io conosco diverse persone pronte ad insegnare, per esempio. E poi a volte basta un po’ di spirito critico per notare (e successivamente denunciare) un problema informatico che sarebbe facilmente risolvibile.

Una delle chiavi del possibile successo di questa metodologia è il fatto che i Pirati operino per le Comunità cui appartengono, senza bisogno di permesso e liberamente. E il partito li aiuta. Politica nel più nobile dei suoi significati.

Scusami, ma davvero non mi è chiara la domanda. Cosa intendi per processi prioritari? Prioritari rispetto a cosa?

La prima cosa da fare è realizzare un registro delle attività intraprese localmente. E’ questo che chiedevi?

Non si tratta di mitizzarla, ma di scoprire cosa sia davvero e sfruttarla in tutto il suo potenziale.

Badate bene, anche se noi non ne diffondiamo la comprensione, l’Informatica si mangia il mondo comunque! I prodotti tecnologici non spariranno.

Regolamentarli spesso è inutile: vai a verificare che una certa informazione personale è stata rimossa da Google! E chi scrive le norme è spesso ignorante in materia e si affida ad “esperti”, profondamente di parte. Quindi l’unico modo per proteggere le persone è metterle in condizione di difendere se stesse.

Se tutti sapessero programmare, la qualità del software salirebbe alle stelle, perché la gente pretenderebbe di più dal software professionale. Ed il software libero di qualità (ovvero semplice e componibile) avrebbe milioni e milioni di sviluppatori in più.

Inoltre l’effetto culturale della programmazione è profondo. Per programmare devi leggere con attenzione, un’abitudine che non perdi quando si tratta di un quotidiano.

A livello sociale, l’Informatica permette l’incontro con persone diverse. E facilita il dialogo. Comprendere come progettare un protocollo di comunicazione implica comprendere che, affinché due entità comunichino, devono entrambe volerlo e così via… In un ottica di lungo periodo, gli iscritti che terranno i corsi impareranno molto sulla propria comunità e potranno cercare soluzioni razionali ai suoi problemi, usando (dove appropriato) anche gli strumenti intellettuali e tecnici che il Partito Pirata gli ha fornito. E così via…

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Sarei anche d’accordo se a qualcuno fregasse davvero di capire come funzionano gli strumenti che usano.

Se escludi persone che già hanno questa forma mentis, ed i bambini, la cui mente deve ancora essere plasmata, è come seminare nel deserto. Viviamo in un’epoca storica dove si ignora il principio (ELEMENTARE) per cui gli aerei spiccano il volo e chi cerca di rispondere alle domande che si pone sostiene che la terra sia piatta. E’ vero che l’ignoranza si può curare, ma non è così semplice come credi.

Non è un po’ troppo in là? alla fine sono entrate diverse persone dopo le europee (io in primis) e si rischia di perdere un treno importante

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non minimizzo l’informatica ne l’apprendimento dell’uso di questa ma…perdonatemi, di fatto con questo assunto il Pirata che vorrà/potrà essere attivo nel radicamento territoriale del partito potrà essere solo un esperto in informatica. Quindi gente come me potrà solo fare da spettatore? Boh… secondo me, invece, il radicamento territoriale dovrebbe mettere in gioco un gran numero di competenze non solo informatiche, e permettere la partecipazione ad un progetto comune di competenze diverse. Un barbiere può essere un Pirata attivo? Il portiere? La casalinga?

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Assolutamente d’accordo. Se davvero vogliamo fare un qualcosa di controtendenza, l’idea di diffondere cultura (di ogni tipo, tecnologica, umanistica e “pratica” passatemi il termine) è ciò che può davvero differenziare il PP da ogni altra proposta politica.

Gli attuali partiti o hanno una visione negativa della conoscenza (vedi come la lega o i 5s litighino ogni giorno con tecnici e professori), o hanno una visione elitaria. Se si riuscisse a creare una nuova area in cui l’importante è la competenza delle persone e non il loro grado d’istruzione, potremmo davvero aspirare ad ottenere qualcosa.

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No! Assolutamente no!

Ti faccio un esempio pratico: la tua proposta sulla Discriminazione è una applicazione inconsapevole ed intuitiva dell’Informatica ad un sistema complesso che conosci bene.

Io quel sistema non lo conosco affatto, ma l’applicazione consapevole delle mie competenze informatiche mi ha permesso di individuare alcuni potenziali problemi e proporre alcune possibili soluzioni.

L’informatica fornisce una forma mentis che è applicabile a qualsiasi contesto. Non è l’unica materia a fornirla e non è condizione necessaria per averla, ma è uno strumento molto efficace per educare razionalità e pensiero critico (ed in realtà anche umiltà, perché di fronte a tutti gli errori che un programmatore compie, molte certezze si ridimensionano).

Ed è una materia con un grande potenziale educativo. Per esempio, proprio spiegando l’etimologia della parola “Informatica”, parlando con i bambini della 5a elementare di mia figlia, siamo arrivati a spiegare la differenza fra “automa” e “autonomo”, spiegando che il termine “robot” (che loro avevano proposto per spiegare cosa sia un automa) deriva dal ceco “robota” che significa schiavo. Da li abbiamo parlato della differenza fra legge e programma, della libertà che l’una presuppone e l’altro annichilisce e abbiamo parlato di come l’autonomia, la capacità di darsi delle regole, richieda un equilibrio dinamico fra libertà e responsabilità (usando esempi come scegliere come vestirsi al mattino e poi avere freddo, o farsi il letto etc). Parlando di protocolli di rete abbiamo parlato di identità, di differenza, di comunicazione e dialogo, di linguaggi comuni etc…

Insomma, l’informatica è una materia che si pone come punto di contatto (e talvolta sintesi) fra discipline umanistiche e scientifiche. E questo diventa evidente quando comprendi che i computer riproducono sempre modelli mentali umani. Giusto per fare un esempio concreto, il protocollo SMTP (a tutt’oggi il protocollo distribuito più diffuso) che permette l’invio e la ricezione di email, riproduce l’architettura della distribuita delle poste.

I Computer sono solo specchi per le nostre menti. Stanno all’Informatica come i telescopi stanno all’Astronomia.

E sia chiaro, l’informatica definisce metodi, non contenuti. Per quelli, la Storia è probabilmente la disciplina più importante.

In questo senso, nella mia proposta, l’informatica è una proposta caratterizzante del Partito Pirata, ma non è una condizione per esserne parte. E’ uno strumento da offrire per aumentare l’efficacia dell’attività politica e la razionalità dei nostri dialoghi.

Verissimo. Elitismo e Populismo sono complementari, uno non può esistere senza l’altro.

La mia visione per questo partito è sinceramente Democratica e Costituzionale:

Articolo 1

L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.

Articolo 3

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

E` compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Articolo 56

La Camera dei deputati è eletta a suffragio universale e diretto.

Il numero dei deputati è di seicentotrenta, dodici dei quali eletti nella circoscrizione Estero.

Sono eleggibili a deputati tutti gli elettori che nel giorno delle elezioni hanno compiuto i venticinque anni di età.

La ripartizione dei seggi tra le circoscrizioni, fatto salvo il numero dei seggi assegnati alla circoscrizione Estero, si effettua dividendo il numero degli abitanti della Repubblica, quale risulta dall’ultimo censimento generale della popolazione, per seicentodiciotto e distribuendo i seggi in proporzione alla popolazione di ogni circoscrizione, sulla base dei quozienti interi e dei più alti resti.

Articolo 58

I senatori sono eletti a suffragio universale e diretto dagli elettori che hanno superato il venticinquesimo anno di età.

Sono eleggibili a senatori gli elettori che hanno compiuto il quarantesimo anno.

Articolo 67

Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato.

Per me, come cittadino e come hacker, l’idea che la Politica debba essere una professione, un’attività riservata alle persone colte, con un certo tipo di educazione e non un’altra, è una aberrazione eversiva.

Non è questo che prevede la nostra Costituzione, altrimenti ci potremmo risparmiare le campagne elettorali e fare un paio di concorsi ogni 5 anni per i posti di Parlamentare e Senatore in grado di selezionare i migliori su base meritocratica (termine del quale nessuno ricorda mai il vero significato, che è distopico).

Il Partito Pirata che ho in mente semina, ma non raccoglie necessariamente.

Offre uno strumento che gli è particolarmente congeniale per diffondere un valore fondamentale, la Curiosità, che è alla radice della sua identità, ma non ne richiede il possesso per entrare.

Non è un partito populista e non è un partito elitario.

E’ un partito di persone… curiose. :wink:

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nota medotodologica / richiesta moderativa

@solibo @Exekias è possibile estrapolare in un nuovo thread i post che riguardano LQFB e non sono connessi specificatamente al merito della mia proposta?

Il tema è assolutamente interessante, ma come sappiamo tutti, molto prono a diventare una flame war.

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@Shamar siamo d’accordo (la tua idea d’informatica, come l’etica hacker che anni fa ho approfondito con entusiasmo, fa parte del mio DNA molto più di quanto pensi. Anzi si può dire che il mio modo di pormi politicamente ha origine da questo, oltre ad una radice radicale iniziata da giovanissima adolescente). Però io mi rendo conto di avere un percorso politicamente formativo estremamente anomalo perfino in confronto con i miei stessi famigliari che, pur partendo da una cultura comune, considerano il “far politica” una cosa riservata a pochi eletti o furbi. Non certo roba che li riguarda direttamente. Ottimo partire dalle scuole, dai bambini ma anche dagli adolescenti che sono molto più in fermento di quanto si ritenga (lo vedo con i compagni di scuola di mio figlio, quando cominciano a capire cosa intendo io per “far politica” s’infiammano e cominciano ad attivarsi anche loro perchè fino a quel momento nessuno gli ha veramente detto cos’è realmente la politica). Secondo me il danno maggiore che ha portato il grillismo in Italia è stato soprattutto questo: è partito dal creare una consapevolezza nella gente comune che la politica riguardava tutti per poi ridurla ad un sistema di reclutamento di yes man dove non solo avere delle competenze ma delle opinioni personali diventa un “danno politico”…

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Gli hacker sono tutti anomali.

La Curiosità li spinge a farsi domande che altri non si pongono e cercare risposte che ad altri non interessano. Questo li spinge verso prospettive uniche.

Siamo tutti anomali.

Alcuni sotto dimensioni visibili. Altri sotto dimensioni drammatiche. Altri, come me, sembrano normali… all’inizio.

Ma la Curiosità non è l’unica caratteristica che ci accomuna. Noi siamo tutti a diverse deviazioni standard dalla media, seppure ciascuno sotto dimensioni diverse.

La differenza ci accomuna senza omologarci. La diversità è uno dei nostri beni in comune, che dobbiamo proteggere da noi stessi.

Ed è questo che vorrei dal Partito Pirata: un partito diverso, diversificato e diversificante. Un luogo dove ragionare razionalmente e con calma su qualsiasi tema, senza tabù, paure o patemi.

in russo invece significa “lavoro”

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Ho spostato un messaggio in un argomento esistente: Democrazia Liquida e Punti Fermi

I grillini non hanno colpe, sono semplicemente la voce di una parte di popolo che prima avevamo preferito ignorare, inconsapevoli che rasentassero la maggioranza. Odio fare quello che rinfaccia le cose, ma che i 5s sarebbero diventati un partito del cazzo, pieno di arrivisti e scappati di casa era palese dal loro primo raduno.

Questo non è una cosa a solo pannaggio degli hacker. Tbh non capisco questo voler centrare tutto sull’informatica, proprio perchè mi sembra un mezzo “delirio di onnipotenza” dell’informatica. Preciso perchè non voglio essere frainteso; non sto dando del pazzo a nessuno (sarei idiota se lo facessi), ed in gran parte sono perfettamente d’accordo con le vostre visioni, però sono convinto che quello che voi vedete nell’informatica, possa essere visto in ogni altra forma di competenza. Anche un pittore quando dipinge un quadro astratto lo fa perchè la realtà non è più sufficiente per mostrare il suo soggetto, e tutto lo studio preparatorio, altro non è che una ricerca di come possa essere rappresentato con un linguaggio comprensibile a (quasi) solo lui. Uno scienziato quando fa un esperimento (o un modello) non lo fa perchè vuole ottenere un guadagno personale, quanto perchè vuole aumentare il grado di conoscienza dell’intera umanità.

Sempre per questo motivo, onde evitare casini futuri, sottolineo il fatto che non intendevo offendere o insultare nessuno

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ERRATA CORRIGE: mi fanno notare che robota significa “lavoro forzato” anche in ceco, mentre robotnik è lo schiavo. Chiedo venia.

(devo leggerla per bene e non so quando avrò il tempo e la voglia)

Mi sembra un progetto da ong più che da partito. È una cosa buona, indubbiamente, ma sebbene mi piacciano le proposte che contiene (essere utili alle comunità, non fare promesse) non mi piacciono per niente le limitazioni che pone sulla propaganda e sulle campagne elettorali.

Sembra una proposta che idealizza la politica. La politica non è ideale.

(E l’informatica, boh, ci sono un sacco di problemi che si possono risolvere solo in maniera umanistica. Se ci fosse una strada univoca per far politica, non saremmo qui, o magari faremmo campagna per sostituire i governi con delle AI)

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Dipende da che cosa intendi tu per Politica.

Io intendo l’occuparsi attivamente delle Polis, avere cura delle comunità in cui opero, della loro organizzazione ma soprattutto delle persone che ne fanno o ne faranno parte.

Tutte le comunità in cui opero. Dalla mia famiglia, ai miei amici, al mio posto di lavoro, alle mie città, al mio Paese, all’Europa, al Mondo. E pure oltre, se sarà possibile.

Sembra. :wink:

In realtà è una proposta che utilizza l’Informatica come cavallo di Troia per espandere il Partito Pirata in modo lento ma solido, costruendo una cultura comune ma non omogenizzante, diffondendo consapevolezza dei temi che ci contraddistinguono e dunque espandendo il nostro bacino elettorale.

Quello che propongo è un approccio progettato per mortificare i personalismi e la sete di Potere.

E’ un approccio lento, ma efficace. Perché anche se non veniamo eletti, otteniamo comunque risultati Politici concreti. E sulla base di questi risultati, non di iniziative elettorali e propaganda, possiamo presentarci agli elettori per chiedere la loro fiducia. Sulla base di quei risultati, di quei servizi che forniamo senza produrre lock-in, di quelle competenze che diffondiamo, le battaglie Pirata prenderanno piede.

E questo successo produrrà altri successi. E altri. E altri ancora. E la nostra capacità di riconoscere pubblicamente i nostri errori e i nostri fallimenti, ci renderà credibili. Anche in presenza di quella eterogeneità che è fondamentale per elaborare nuove idee.

La gente non è stupida. Non è ignorante. Se siamo seri invece di cercare di sembrarlo, con gli anni lo capirà.

Alcuni giovani cui insegneremo informatica diventeranno Pirati e sapranno perché restare Curiosi.

Io non ambisco a governare una Nazione. Io ambisco a cambiare in meglio il mondo. Ambisco a renderlo Curioso del prossimo. Autocritico. Creativo. Razionale. Bello. Divertente. In Pace. E credo che possiamo farlo insieme. Proprio noi, proprio da qui.

Dobbiamo solo resistere alla fretta, alla paura, alla tentazione delle scorciatoie.

Non dobbiamo avere paura di essere un partito veramente diverso, nei metodi come nei valori.

L’Informatica è una materia Umanistica. Solo che non sa ancora di esserlo.

Dammi tempo: li convincerò. :wink:

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Conosco un ex senatore: Antonio Razzi.

Comunque secondo me si deve aprire un post in cui si spiega @Shamar e la sua visione…

Cerco di dire in breve le sue intenzioni…

(Secondo me) Lui non vuole imporre a nessuno la sua concezione di Informatica, lo continua a sottolineare perchè è una verità che imparare il linguaggio informatico, e non per forza saper programmare, apre la mente, la migliora, la potenzia.

Portare la conoscenza informatica e la sua filosofia non è di certo un handicap, è un plus, e non mi pare che voglia che sia il pilastro attorno a cui deve girare il partito, ma uno dei valori che si vogliono insegnare.

Dico così perchè pure io inizialmente gli facevo notare questo suo insistere, ma poi ho capito le sue intenzioni, e credo che facendo più attenzione le possano capire tutti…

Poi se sbaglio @shamar ovviamente ti prego di correggermi…

Dopo questo piccolo ma non per forza Off-Topic, mi ritiro nelle mie stanze.